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Usa: aumentano gli ospedali cattolici, polemiche sull'aborto

La Conferenza episcopale americana ha pubblicato delle direttive per le strutture sanitarie

redazione
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Una politica di acquisizioni e fusioni sta facendo aumentare negli Stati Uniti il numero degli ospedali cattolici, che ora sono 630, vale a dire il 15% del totale nel Paese, un terzo dei quali in zone rurali. Questo sta facendo crescere una polemica nel Paese riguardo il modo in cui questi ospedali affrontano le questioni legate alla salute dalla donna, con il 52% di ginecologi che lavorano in queste strutture sanitare che affermano di aver almeno una volta avuto un conflitto a causa dalle direttive dettate dalle convinzioni religiose, secondo quanto riporta
un articolo dello scorso anno dell'American Journal of Obstetrics and Gynecology.

      La Conferenza episcopale americana infatti ha pubblicato delle direttive per le strutture sanitarie cattoliche tese a "fornire una guida autorevole per alcune questioni morali che una struttura sanitaria cattolica oggi si trova ad affrontare". La guida, spiega Lori Fredman, sociologo dell'Universita' della California, si concentra soprattutto sulle questioni legate alle sterilizzazioni e alle complicazioni che si possono avere durante una gravidanza, tese ad impedire il ricorso all'aborto anche per ragioni terapeutiche.

      Contro la direttiva dei vescovi americani ha presentato un ricorso alla fine di novembre l'American Civil Liberties Union, in cui si sostiene che questa impedisce di fornire ai pazienti un'assistenza medica adeguata. E si cita il caso di una donna alla quale, ricoverata in un ospedale del Michigan perche' le si erano rotte le acque alla 18esima settimana di gravidanza, "non fu offerta l'opzione medicalmente appropriata di interromperla" espondendola a "una sofferenza severa, non necessaria e con conseguenze emotive".

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