La miniera d'oro della 'ndrangheta: i migranti

Fermate 66 persone, tra cui don Edoardo Scordio, un tempo icona antimafia

pubblicato il 16/05/2017 in Attualità da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

Quando i migranti non sono più un problema, ma diventano una gallina dalle uova d'oro. E' proprio il caso della sede di accoglienza della città calabrese, Cara: una somma pari a 103 milioni di euro destinati all'assistenza dei migranti, ma che alimentava la cosca del clan Arena.

Il regista di questa grande bufala è proprio don Edoardo Scordio, un tempo icona antimafia, affiancato da governatore della locale Misericordia, Leonardo Sacco. Fermati inisme ad altre 66 persone su ordine della Dda di Catanzaro.

Gli Arena avevano monopolizzato la gestione dei servizi, compreso quello di ristorazione, prima grazie alle procedure d'emergenza imposte dal massiccio flusso di migranti, poi grazie alle gare vinte attraverso una società, la Miser srl, controllata dalla cosca e sequestrata stamane. Un dominio esercitato da almeno un decennio.

Nell'arco 2006-2015, dei 103 milioni da destinare ai migranti, molti sono stati intascati dalla cosca sia attraverso ripetuti prelievi in contante dal conto della "Misericordia" e delle società riconducibili agli indagati, sia attraverso l'erogazione di ingenti somme a fini di prestito, sia, ancora, attraverso pagamenti di inesistenti forniture, false fatturazioni, acquisto di beni immobili "per immotivate - scrivono gli inquirenti - finalità aziendali".

Gli introiti erano talemente tanti da indurre il clan a firmare una sorta di pace con gli avversari dopo anni di conflitti amari, e dividersi il denaro.

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