Non vuole indossare il velo e la madre le rasa i capelli: sottratta dalla Procura

Bologna: denunciati padre e madre per maltrattamenti psicologici anche nei confronti delle sorelle

pubblicato il 01/04/2017 in Attualità da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

La madre le ha rasato i capelli, quando ha scoperto che la figlia 14enne appena fuori casa si levava il velo dal capo passeggiando coi capelli scoperti, per reindossarlo solo prima di rientrare in famiglia: un velo che non si sentiva più di vestire, ma che per la cultura islamica dei genitori, di origini bengalesi, era evidentemente imprescindibile.

La ragazza in questione fa la terza media e ha 14 anni, con un ottimo profitto a scuola. Giunta a scuola la ragazza ha raccontato tutto alla sua insegnante che ha deciso di coinvolgere la Preside: questa ha chiamato la Procura, che è intervenuta per sottrarre la ragazza alla famiglia.

I genitori sono stati denunciati, per maltrattamenti ai danni della figlia. Nessuna violenza fisica, la stessa bambina, sentita dagli assistenti sociali ha detto di non essere mai stata sfiorata. Ma violenza psicologica, reiterata nel tempo. Non c’era solo l’imposizione del velo, sia a lei che alle due sorelle di poco più grandi. La coppia di bengalesi, impedivano alle figlie di uscire da sole o di intrattenere qualsiasi rapporto con i coetanei maschi.

I due mussulmani, residenti nel quartiere di Borgo Panigale da diversi anni, sono noti per essere una famiglia molto chiusa, ma non radicalizzata dal punto di vista religioso. Sconosciuti alle forze dell’ordine non risultano neppure essere frequentatori di moschee o luoghi di culto.

Yassine Lafram, coordinatore della comunità dei musulmani bolognesi, afferma "per la tradizione islamica qualsiasi forma di imposizione rende l'atto stesso invalido". Tutte le prescrizioni dell'Islam, dal digiuno del Ramadan all'andare in pellegrinaggio alla Mecca, "rientrano in una libera scelta della persona: nessuno può imporle, religiosamente parlando. Qui siamo al di fuori del religioso: è un fatto che va inquadrato in un codice culturale particolare ed errato". Secondo Lafram è necessario "aiutare i familiari, anche la madre stessa, e capire che cosa l'ha spinta a compiere questo gesto. E' troppo facile condannare e consegnarla al macello mediatico".

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