Non solo la Tap è un'opera che portrebbe risultare incompiuta. Molti sono le multiunazionali che abbandonano le loro "piazze", per l'eccessiva lunghezza dei tempi, che li convince a costruire altrove.
Ad esempio il caso del giacimento di Ombrina al Mare, in Abruzzo. Un giacimento di 6 km dalla costa, finito tra le grinfie dei "no triv" e del provvedimento del governo di fine 2015 sullo sfruttamento di giacimenti entro 12 miglia.
L'Osservatorio Nimby forum, in un censimento del 2016, riporta ben 342 casi di sviluppo bloccati come quello abruzzese. Si citano il caso della Shell, della Erg o il caso di Priolo: tutti progetti iniziati e mai conclusi per le beghe ambientali, che portano le multinazionali ad abbondare i progetti e a spostare i propri finanziamenti in altri Stati.
Come riporta Alessandro Beulcke, il presidente dell'Osservatorio, in Francia servono 6/8 mesi per aggiustare tutto l'aspetto burocratico, in Italia ci vogliono anni, e le multinazionali non possono aspettare tanto tempo.

