Il principio della sentenza, "Non ci si fa giustizia da soli". Fabio di Lello condannato a 30 anni di carcere per aver ucciso Italo D'elisa, il ragazzo che il 1 luglio aveva ucciso la moglie, Roberta Smargiassi.
Per Fabio è stato anche imputata la premeditazione, il procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, e il sostituto Gabriella De Lucia avevano chiesto l'ergastolo sostanziandolo con due aggravanti: "La premeditazione, sostenuta nei 26 punti evidenziati - spiega Di Florio - e la 'minorata difesa', consistente nell'approfittare di circostanze agevolate per commettere il delitto, in questo caso il fatto che Italo sia sceso dalla bicicletta senza immaginare quello che stava per succedere".
La Corte ha stabilito una provvisionale di 40mila euro a favore dei genitori e del fratello della vittima, rigettando tutte le altre richieste. La difesa ha già annunciato che farà ricorso.
Il processo è stato rapido, perchè la procura ha scelto di agire in direttissima, una via che può essere istruita solo entro un mese dal delitto e prevede due possibili prosecuzioni: il rito tradizionale o l'abbreviato. La difesa in un primo momento aveva chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica su Fabio Di Lello, circostanza che la corte ha respinto; a questo punto la difesa ha ritenuto comunque di procedere con il rito abbreviato "per tentare di scongiurare quantomeno l'ergastolo", come spiegava nei giorni scorsi Antonello Cerella, avvocato dello studio che difende Di Lello. Obiettivo raggiunto: ora si apre il nuovo capitolo del processo d'Appello.

