Venticinque anni fa nasceva "Mani pulite"

Era il 17 febbraio 1992 e cominciava il terremoto politico giudiziario che avrebbe segnato la fine della prima repubblica

pubblicato il 16/02/2017 in Attualità
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Esattamente 25 anni fa la penna della storia iniziava  a scivere  quel capitolo del nostro paese, passato ai posteri come  come “Mani pulite”

Il 17 febbraio 1992 l'imprenditore  Mario Chiesa veniva incastrato per una mazzetta appena consegnata da un suo giovane collega, Luca Magni, d’accordo  con il sostituto procuratore di Milano Antonio Di Pietro.

Da quel momento si pare l'era di Tangentopoli, altre 70 procure italiane  avviano inchieste sulla corruzione nella pubblica amminsitrazione italiana, idnagini che coinvolgono i rapporti tra mondo imprenditoriale  e politica. Nessuno ne esce pulito: il vaso di Pandora è scoperchiato ,  alla luce del sole il meccasnismo dei finanziamenti ai partiti , nessuno escluso: Psi , Pli, Pri e Dc, Pci-Pds, Lega e, tra i colossi dell'economia, la Fiat, l'Eni, l'Enel, l'Olivetti, la Montedison, e per la prima volta anche il gruppo Fininvest.

E i partiti si coalizzano tanto che 13 gennaio nega l’autoizzazione a procedere per Giancarlo Borra deputato DC di Bergamo,  che fa da apripista per un’altra autorizzazione a procedere molto più importante, quella nei confronti del leader socialista Bettino Craxi , raggiunto da un avviso di garanzia nel dicembre del 1992.

E’ sarà proprio Craxi con un discorso alla Camera a denunciare ''un gioco al massacro in piena regola'' messo in atto dalla magistratura italiana e lancia la proposta di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle inchieste milanesi, soprattutto capace di far luce sui finanziamenti registrati dalla politica, se possibile, negli ultimi vent'anni, ma la proposta non trova seguito . 

Le inchieste incalzano, Il 29 gennaio 1993 , insieme ad una nuova raffica di avvisi di garanzia relativi al filone dell'energia, viene perquisita la segreteria amministrativa nazionale del Psi, e segna l’inizio della fine del segretario del paritto del garofano.  il 9 febbraio lascia la segreteria del partito  per passare il testimone ll'ex segretario della Uil Giorgio Benvenuto, e successivamente a Ottaviano Del Turco.

Tra i segretari uscenti anche  Giorgio La Malfa che accusato di un finanziamento illecito  lascia la segreteria nazionale del partito repubblicano e Ciriaco De Mita, segretario nazionale della Dc, abbandona la  presidenza della Commissione bicamerale per le riforme, in seguito all'inchiesta scandalo sulla ricostruzione dell'Irpinia che ha coinvolto il fratello Michele.

Lascia Renato Altissimo si dimette dalla segreteria del partito liberale e  Carlo Vizzini da segretario del Psdi.  Nel giugno del 1993 si scioglie la Dc:
Si abbatte un terremoto politico senza pari  e iniziano a far capolino alcune misure per fronteggiare la corruzione dilagante e ottenere rapporti distesi con la magistratura.   viene approvata la legge Merloni, volta a riorganizzare l'immensa materia degli appalti in base a regole più trasparenti e che prevede la cancellazione dall'albo dei costruttori per i corrotti. Viene avviata la riforma della  pubblica amministrazione che stabilisce standard quantitativi e qualitativi di comportamento ,  l'autocertificazione, cancella ben settanta organismi collegiali e il ministero della Marina Mercantile.

In ottobre una decisione di portata storica: la riforma dell’articolo 68 della Costituzione   scompare così il divieto di indagare sui parlamentari a meno che le Camere stesse non abbiano dato il loro consenso.
L'autorizzazione a procedere resta solo per l'arresto ''salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna'', o se il parlamentare in questione ''sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza''. L'autorizzazione resta necessaria, inoltre, per poter svolgere perquisizioni personali e domiciliari, e per intercettare, in qualsiasi forma, conversazioni, comunicazioni o corrispondenza riferita ad un parlamentare.

La politica lascia uno dei suoi maggiori benefici e lo aveva già in parte fatto nell’agosto di quell’anno quando chiamata a decidere sulle autorizzazioni a procedere inviate dalla Procura di Milano tra cui anche quella nei confronti di Bettino Craxi, aveva dato il suo assenso.
 

Le indagini vanno oltre la politica e coinvolgono la stessa magistratura con  l’arresto del giudice milanese Diego Curtò. Nell’aprile del 1994  80 uomini della Guardia di Finanza e 300 personalità dell'industria vengono  accusati  di corruzione.

Nel filone della Finanza sporca è anche Fininvest e anche  la Fiat ammette la corruzione con una lettera ad un giornale. Nell’autunno dello stesso anno il ministro Biondi fa partire la prima ispezione contro i giudici, ma per gli ispettori, dopo lunghi interrogatori, le inchieste del pool sono tutte corrette. A novembre gli inquirenti trovano una prova importante perquisendo l'abitazione di uno dei legali di Fininvest ed ex ufficiale della Gdf, Massimo Maria Berruti: Berlusconi avrebbe ordinato di inquinare le prove sulla corruzione Fininvest.

Il 21 novembre del 1994, su ordine del procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, i carabinieri notificano per telefono a Berlusconi l'invito a comparire e gli comunicano due dei tre capi d'imputazione a lui attribuiti.
Il 23 novembre, l'assicuratore Giancarlo Gorrini, si reca al ministero della Giustizia e denuncia Di Pietro: lo avrebbe ricattato e avrebbe preteso una lunga lista di favori: un prestito di 100 milioni senza interessi, una Mercedes, l'affidamento alla moglie, l'avvocato Susanna Mazzoleni, di tutte le cause della sua compagnia, l'accollo di tutti i debiti contratti alle corse dei cavalli da Eleuterio Rea. Il giorno dopo, Biondi avvia un'inchiesta parallela sul magistrato. Il giudice De Biasi è incaricato di condurre l'inchiesta.
Il 26 novembre, Di Pietro viene avvertito che al ministero gli stanno preparando una 'polpetta avvelenata'. il 6 dicembre, dopo l'ultima requisitoria per il processo Enimont, Di Pietro getta la spugna  si toglie la toga e si dimette dalla magistratura con una lettera: "Me ne vado in punta di piedi con la morte nel cuore" quel giorno segna la fine di mani pulite.

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