Virginia Raggi sotto scacco: rischia fino a 3 anni di carcere

I pm trovano delle chat della sindaca e puntano ad un giudizio immediato

pubblicato il 26/01/2017 in Attualità da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

Virginia Raggi indagata per abuso d’ufficio e falso.

Interrogatorio, previsto per il 30 gennaio, e poi subito in giudizio. L’incrocio tra gli atti ufficiali firmati dalla Raggi e le conversazioni via chat con Raffaele Marra, dove la sindaca si lamenta di non essere stata informata dell’aumento di stipendio di 20 mila euro, convincono sempre di più l’accusa di avere le prove della responsabilità della Raggi.
Tra i documenti spulciati dai pm, infatti, sembrano esserci anche una serie di messaggi scambiati il 15 maggio. Scrive Marra “Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco”.
La prova evidente di quanto era già stato raccontato dall’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e dall’ex capo di gabinetto Carla Raineri, entrambi dimissionari proprio perché intenzionati a non subire la presenza di Marra. Ma anche del capo dell’avvocatura Rodolfo Murra, che per primo ha parlato di una “sindaca sotto ricatto”.

E il difensore della Raggi afferma che la sua assistita “è pronta a chiarire ogni passaggio.” L’accusa indaga sia per abuso di ufficio che per falso. Perché?
L’abuso d’ufficio è dimostrato dal fatto che “Renato Marra ha ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale”, grazie al passaggio da vicecapo del Municipio a responsabile del Turismo. E soprattutto si è proceduto alla promozione, nonostante il conflitto d’interessi, per la presenza del fratello. Se la Raggi negherà questo abuso di ufficio, ammettendo che è stato Marra a gestirla, arriviamo alla seconda accusa: ammetterà automaticamente di aver commesso un falso, avendo dichiarato all’autorità anticorruzione di aver fatto tutto da sola.
E a quel punto i Pm la informeranno di voler andare subito a giudizio, rischiando tre anni di carcere. La seconda opzione è il patteggiamento: può chiudersi con una condanna ad un anno, ma sembra difficile che la sindaca possa accettarlo.
Non dimentichiamo la legge Severino che fa scattare la sospensione di un amministratore pubblico, dopo una condanna in primo grado.

Evidentemente Marra, come affermato da lui stesso, poteva orientare l'esito delle pratiche e individuare le persone fidate da mettere nei posti chiave. Lo ha detto anche Sergio Scarpellini, il costruttore accusato di avergli regalato un appartamento in cambio di averlo "a disposizione" per curare i suoi affari con il Campidoglio intercettato mentre parla con la sua segretaria: "Marra è una personalità, se non ti aiuta ti può far male".

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