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Broker suicida, sequestro di beni per 50 milioni di euro in tutta Italia

L'indagine della Procura di Roma

redazione
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Il gip di Roma Maurizio Caivano, su richiesta del pm Luca Tescaroli, ha disposto il sequestro di beni per 50 milioni di euro in diverse città italiane nell'ambito dell'inchiesta derivante dalla morte di Giovanni Paganini Marana. Il broker si era suicidato il 7 settembre 2012 buttandosi dalla finestra del suo studio al quinto piano.

L'indagine ha preso avvio un mese dopo il suicidio di Giovanni Paganini Marana avvenuto il 7 settembre dello scorso anno. Lo spunto fu dato dalla denuncia di 44 investitori che avevano affidato a Paganini somme di denaro per 4,5 milioni di euro. L'accusa rivolta al broker nella sua veste di presidente della Auditors italiana era stata quella di infedeltà patrimoniale perché aveva gestito i capitali a lui affidati in maniera differente da quelli che erano stati gli accordi. L'indagine coinvolge sette persone che a seconda della posizione processuale sono indagate oltreché per infedeltà patrimoniale anche di ostacolo agli organi di vigilanza e di abusiva attività finanziaria nonché per due degli indagati anche di riciclaggio.

I nomi che compaiono nell'inchiesta oltre a quello di Paganini sono quelli della segretaria Paola Taccone Gallucci e Marco Chiarion Casoni, che erano al vertice della società Auditors, attualmente sottoposta a procedimento di liquidazione coatta. Oltre a questi anche i componenti del collegio sindacale Amerigo Casamonte, Paolo Chiapparelli e Mario Massantini. Ci sono poi la moglie di Paganini, Maria Immacolata Gambaro, e Anna Paola Tiscornia: è per loro che è stato ipotizzato il reato di riciclaggio. Il provvedimento che ha portato complessivamente al blocco di beni per oltre 49 milioni di euro, è stato emesso dal gip Maurizio Caivano su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pubblico ministero Luca Tescaroli. Alle persone coinvolte si contesta di aver gestito il denaro dei clienti e della società Auditors come se si trattasse di un unico patrimonio depositato su conto corrente riconducibile appunto ai conduttori della società in questione. Di questa situazione non è stata data comunicazione al Mise, l'organo preposto a controllo di questo tipo di società.

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