Migranti: il dramma dei minori non accompagnati riguarda 25.800 bambini e ragazzi

Sul tema Save The Children e Unicef hann proposto soluzioni per risolvere una vera e propria emergenza nell'emergenza

pubblicato il 16/01/2017 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

Nella tragedia dell’immigrazione che ogni giorno ci consegna numeri e immagini drammatiche di migranti che muoiono in mare o di freddo mentre sono bloccati dalle frontiere degli stati balcanici che a catena hanno chiuso gli accessi, esiste un dramma specifico che riguarda i migranti minori che viaggiano non accompagnati dai genitori. Le cause di questo fenomeno sono varie: dai bimbi che perdono il contatto con i genitori durante le traversate a quelli che rimangono orfani magari per l’affondamento di un barcone fino a quelli che partono soli perché la famiglia con le poche risorse a disposizione sceglie di dare loro una speranza pur nel dolore della separazione.

I numeri di questo fenomeno sono da anni in aumento e rappresentano una vera e propria emergenza sociale e umanitaria soprattutto in Italia perchè secondo l'Unicef la "presenza di un numero così alto di bambini non accompagnati o separati lungo la rotta del Mediterraneo Centrale non ha precedenti". 

L’Ong “Save the Children” fa sapere che dal “1 gennaio al 21 aprile 2016 sono arrivati in Italia via mare oltre 25.000 migranti” e che tra di loro c’erano oltre 4.000 bambini 3.667 dei quali non accompagnati”.

Anche l’Unicef  ha diffuso dei dati molto drammatici e complessivi per tutto l’anno appena trascorso. “Nel 2016 – scrive l’Unicef - , circa 25.800 minorenni non accompagnati o separati hanno raggiunto l’Italia via mare – più del doppio rispetto ai 12.360 del 2015; questi bambini rappresentano un allarmante 91% di tutti i 28.200 minorenni che hanno raggiunto l’Italia nel 2016 come rifugiati o migranti”. La maggior parte di questi minorenni non accompagnati o separati proviene da 4 paesi: Eritrea, Egitto, Gambia e Nigeria.

Una volta giunti nel nostro paese per bambini e ragazzi inizia un percorso durissimo e di molti di loro si perdono le tracce. Secondo Lucio Melandri, UNICEF Senior Emergency Manager i “sistemi attuali non sono sufficienti per proteggere questi bambini che si ritrovano da soli in un ambiente assolutamente sconosciuto; sono bambini in fuga ed è necessaria una risposta coordinata a livello europeo per tenerli al sicuro”. L’Unicef fa poi sapere che di diverse ragazze giunte in Italia e intervistate a Palermo “hanno dichiarato di essere state costrette a prostituirsi in Libia per pagare il costo del viaggio per attraversare il Mediterraneo e che “molti ragazzi che arrivano in Libia sono costretti a svolgere lavori manuali”.

Su questo dramma tanto l’Unicef che Save The Children hanno proposto diverse soluzioni. L’organizzazione dell’Onu ha individuato in 6 “specifiche azioni” il modo per “proteggere e aiutare i bambini migranti, rifugiati e sfollati:

- Proteggere i bambini rifugiati e migranti, in particolare quelli non accompagnati, da sfruttamento e violenza.
- Porre fine alla detenzione di minorenni richiedenti asilo o migranti introducendo misure alternative.
- Tenere insieme le famiglie come miglior modo possibile per proteggere i bambini e dare loro uno status legale.
- Continuare a garantire a tutti i bambini rifugiati e migranti istruzione e dare loro accesso a servizi sanitari e ad altri servizi di qualità.
- Promuovere azioni concrete per intervenire sulle cause che provocano movimenti di massa di rifugiati e migranti.
- Promuovere azioni per combattere xenofobia, discriminazione e marginalizzazione.

Su questo Save The Children ha lanciato la campagna #NonFarloSparire con la quale ha voluto “ribadire l'importanza di una veloce approvazione al Senato del Disegno di Legge che interviene sugli aspetti fondamentali per la vita dei minori migranti che arrivano in Italia senza genitori o adulti di riferimento: dalla procedura per accertare la minore età agli standard dell’accoglienza; dalla promozione dell’affido familiare alla figura del tutore, dalle cure sanitarie all’accesso alla istruzione, tutti tasselli fondamentali di una buona integrazione.”

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