Buona Scuola: ecco cosa prevedono gli 8 decreti attuativi approvati ieri dal Governo

I decreti ora passano all'esame delle Commissioni parlamentari per i pareri previsti dalla Costituzione

pubblicato il 16/01/2017 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

Il Consiglio dei Ministri nella seduta di ieri ha approvato 8 decreti legislativi attuativi previsti dalla Legge 13 luglio 2015 n. 170 meglio nota come “Buona Scuola”.

I decreti, fa sapere la nota stampa del Cdm, sono stati adottati su proposta del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli e sono stati trasmessi alle competetenti Commissioni parlamentari per i pareri. Al momento, dunque, è disponibile solo la nota stampa del Cdm che riassume i contenuti dei decreti. 

Il primo decreto riguarda l’”accesso ai ruoli del personale docente” e “delinea l’articolazione del percorso unitario di accesso e formazione ai ruoli a tempo indeterminato del personale docente della scuola secondaria, nonché dell’insegnamento tecnico-pratico”. Tale articolazione prende il nome “Sistema di formazione iniziale e di accesso”. Il provvedimento, infine, elenca “i criteri e le metodologie da adottare al fine di realizzare un percorso unitario tra formazione e accesso ai ruoli”. Con un apposito “bando di concorso” emanato “con cadenza regolare” saranno resi noti i posti “vacanti e disponibili al termine del triennio corrispondente al percorso formativo”.

Il secondo decreto interviene sulla “promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità” aggiornando e razionalizzando la legislazione vigente su questo delicato e complesso tema “tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia. I decreto specifica “chi sono i beneficiari di specifiche misure di inclusione scolastica peculiari per i minori disabili” e stabilisce che “ove siano presenti studenti con disabilità certificate, le sezioni per la scuola dell’infanzia e le classi prime per ciascun grado di istruzione, non abbiano classi di più di ventidue alunni”.

Il terzo decreto prevede la  “revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale”. Nello specifico viene rafforzata “l’identità dell’istruzione professionale, prevedendo indirizzi di studio ispirati a un moderno concetto di occupabilità, riferito ad ampie aree di attività economiche, e non a singoli mestieri”. Con il decreto si “supera anche la sovrapposizione dei percorsi dell’istruzione professionale con quelli di formazione professionale (IeFP) di competenza delle Regioni, prevedendo il raccordo tra l’istruzione professionale e le istituzioni formative in modo stabile e strutturato”.  Alle scuole viene riconosciuta “la possibilità di ampliare l’offerta formativa anche attraverso la realizzazione di percorsi di qualifica professionale, sempreché previsti dalla programmazione regionale” ed è previsto il potenziamento degli “indirizzi di studio quinquennali dell’istruzione professionale” attraverso la presenza in tutta Italia “di un sistema unitario e articolato di “Scuole professionali””;

Il quarto decreto interviene sulla suola dell’infanzia attraverso un “sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e per i bambini in età compresa dalla nascita fino ai sei anni”. L’obiettivo è valorizzare “l’esperienza educativa dalla nascita a sei anni” per “dare adeguata collocazione a tale esperienza all’interno del percorso di formazione della persona” eliminando “la cesura tra i due periodi dell’infanzia, fornendo indicazioni e linee guida per servizi educativi e di istruzione di qualità”. Il testo si ispira su questo aspetto a quanto previsto a livello europeo.

Il quinto decreto interviene sul diritto allo studio con l’obiettivo di “garantire su tutto il territorio nazionale l’effettività del diritto allo studio degli alunni e degli studenti del sistema nazionale di istruzione e formazione, statale e paritario, fino al completamento del percorso di istruzione secondaria di secondo grado”. Nello specifico saranno riorganizzate "le prestazioni, anche accessorie, per il sostegno allo studio" e verranno  ridefiniti i "requisiti e modalità per l’accesso alle prestazioni da assicurare sul territorio nazionale e individua i principi generali per il potenziamento della Carta dello studente”.

Il sesto decreto punta alla valorizzazione della cultura umanistica attraverso “un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza delle arti e della loro pratica quale requisito fondamentale del percorso di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione”. Alla creazione di questo sistema concorrono il Miur, l’Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), le istituzioni scolastiche, le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), gli Istituti tecnici superiori (ITS) e gli Istituti di cultura italiana all’estero.

Con il settimo decreto si riordina la “disciplina della scuola italiana all’estero” attraverso l’aggiornamento “degli ordinamenti per rispondere in maniera flessibile alla realtà socio-economica di ciascuno dei Paesi esteri in cui si opera” e il rafforzamento della “missione di promozione della cultura italiana all’estero”.

L’ultimo e ottavo decreto è forse il più complesse perché interviene  sulla “valutazione, certificazione delle competenze ed esami di Stato”.

In particolare, il decreto prevede:

a) l’ammissione alla classe successiva per gli alunni del primo ciclo anche “in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”.

b) la semplificazione “nel numero di prove scritte e nelle modalità di attribuzione della valutazione finale” dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo.

c)  la riduzione a due delle prove scritte con l’eliminazione della terza prova multidisciplinare e “il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro”.

d) la riforma delle prove INVALSI con “l’eliminazione della prova scritta a carattere nazionale dall’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione”. Questa prova scritta “verrà effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame”. Alle prove di italiano e matematica sarà aggiunta una prova “per la rilevazione dell’apprendimento della lingua inglese”.

e) l’attestazione delle competenze nel primo ciclo attraverso “un modello di attestazione delle competenze trasversali e delle competenze chiave di cittadinanza da rilasciare al termine della terza classe di scuola secondaria di primo grado”. Dovrebbe dunque trattarsi di un documento che attesta a livello globale le competenze complesse del ragazzo non sono sul piano strettamente didattico.

f) l’istituzione di un “apposito albo regionale” dei Presidenti di commissione d’esame per i dirigenti e docenti della scuola secondaria di secondo grado la creazione di “un’apposita formazione dedicata ai Presidenti di commissione”.

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