Nuove modalità di accertamento sui pagamenti del canone Rai

Risulta semplice e veloce, un incrocio di banche dati e l'Agenzia delle Entrate può venire a conoscenza dell'illecito

pubblicato il 09/12/2016 in Attualità da Costanza Tosi
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Costanza Tosi

Con la legge di stabilità cambiano anche le modalità di riscossione e di controllo sull'evasione del pagamento del canone Rai. Come avvengano i controlli sul pagamento dell'abbonamento tv da parte dell'Agenzia delle Entrate diventa adesso un'informazione accessibile a tutti, ce lo spiega il portale 'laleggepertutti.it'.

Quando parliamo di canone Rai ci riferiamo ad una normale imposta erariale, il cui soggetto titolare è lo Stato. Si tratta, nello specifico, di una tassa sul possesso di un bene quale la televisione. Motivo per il quale, il pagamento avviene a prescindere dal fatto che l'apparecchio resti spento o venga utilizzato come monitor del computer o della consolle per videogiochi.

L'accesso alle banche dati rimane disponibile solo ed esclusivamente all'Agenzia delle Entrate, che opera per verificare l'eventuale evasione del canone Rai e procedere poi alla successiva riscossione forzata tramite l'agente esattoriale. L'ente statale può chiedere gli arretrati del canone Rai fino alla sua prescrizione, che scatta dopo 10 anni, periodo in cui possono essere effettuati i controlli relativi a un determinato anno di imposta. L'eventuale richiesta di pagamento inviata entro tale termine interrompe i termini di prescrizione e li fa decorrere nuovamente da capo. L'invio della cartella di pagamento interrompe, ancora una volta la prescrizione facendola ripartire da zero per un altro decennio.

Il canone Rai, da quest'anno, viene riscosso in automatico con la bolletta della luce a uso residenziale. Di conseguenza, l'unica strada che permette di non versare l'importo per l'abbonamento tv è quella di dichiarare, attraverso l'invio dell'autocertificazione spedita telematicamente ogni anno entro i termini di legge, di non possedere una televisione. Importante sottolineare che, colui che dichiara il falso commette illecito penale poichè costituisce falsa attestazione a pubblico ufficiale.

Ma vi è anche un modo ulteriore che permette di non pagare il canone Rai. Si tratta di intestare la luce a un familiare che già paga l'abbonamento, il quale, pertanto, non potrà effettuarlo due volte. Nello specifico, il secondo contratto dovrebbe essere intestato come non residenziale e, per esso, bisognerebbe pagare tariffe più alte. Pare però che non stia accadendo tutto ciò. Le società della luce hanno già notato alcune anomalie, utenti titolari di due utenze, entrambe di tipo residenziale. 

I controlli fiscali sull'evasione del canone possono avvenire in due modi: con controlli a campione oppure in tutti quei casi in cui sorgono dubbi, fondati, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive. In tal caso, il confronto delle banche dati pubbliche, chiarirà l'anomalia.

Per scoprire se l'autocertificazione sia falsa è sufficiente incrociare le banche dati di anagrafe tributaria, Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, Acquirente unico spa, ministero dell'Interno, comuni e "altri soggetti, pubblici o privati" come dice la legge. Ad esempio, le Pay tv o grandi aziende di telecomunicazioni, soggetti che però, essendo privati, possono trovarsi obbligati a rilasciare informazioni unicamente di fronte ad un ordine dell'autorità giudiziaria.

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