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STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

Iniziative in tutto il mondo in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme

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Il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, questa data è stata scelta in ricordo di un brutale assassinio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate; i loro corpi furono gettati in un burrone e venne simulato un incidente.

Oggi, dopo quasi 60 anni le cose non sono molto cambiate: basti pensare alle bambine dell'India che quasi ogni giorno vengono stuprate e uccise, ma anche a casa nostra, le violenze spesso vengono nascoste in ambito domestico.

 I dati dell'Onu rivelano che il 35% delle donne nel mondo hanno subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un'altra persona.
In Italia, secondo i dati Istat di giugno 2015, quasi 7 milioni di donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale.
Si tratta del 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre.
Se negli ultimi 5 anni sono leggermente diminuite le violenze fisiche o sessuali,  aumenta invece la percentuale dei figli che vi assistono.
La violenza domestica? Un fatto privato della coppia. Così la pensa quasi un giovane su tre in Italia, secondo quanto emerge da un sondaggio curato da WeWorld Onlus insieme a Ipsos, con il Patrocinio della Camera e del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio.
Nel 2007 100.000 donne hanno manifestato a Roma "Contro la violenza sulle donne", senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.
Nonostante qualche spiraglio d’interesse da parte delle istituzioni politiche, nel 2016 si muore ancora di queste azioni.
Ma importante e molto fondamentale, dal rapporto emergono anche segnali timidamente positivi: per la prima volta quando si parla di prevenzione e diritti delle donne inizia a emergere l'immagine di una donna vincente, non più solo vittima, di cui si valorizzano le capacità psicologiche e morali, una figura forte  capace di essere esempio di riscatto per le altre donne.
In Italia non mancano le leggi per combattere la violenza sulle donne, disciplina ulteriormente rafforzata dal Decreto Legge 93 del 2013 sulla violenza di genere, convertito nella Legge 119 del 15 ottobre 2013.  Serve ora pero' una rivoluzione culturale, a partire dalle scuole. "Per costruire una nuova cultura - spiega Cotrina Madaghiele, presidente dell'Associazione Genere Femminile - servono modelli, leggi, educazione, protezione. Oggi c'è una maggiore presa di coscienza femminile, ma molta violenza si agita nel sommerso, non segnalata per paura o scarsa consapevolezza.La violenza domestica è molto più diffusa di quanto si pensi. Resta nella sfera privata in gran parte invisibile e sottodenunciata".  

Con la Legge n. 107 di luglio 2015, è stata introdotta la previsione dell'educazione alla parità tra i sessi nelle scuole di ogni ordine e grado.

E' per questo che, è necessario prima di tutto, di promuovere nei programmi scolastici l'educazione alle relazioni non discriminatorie e il rispetto delle differenze di genere.
L'utilizzo dei fondi stanziati dal governo per tali strutture di protezione delle donne vittime non risulta sempre chiaro.
Solo sette amministrazioni  (Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, Firenze e Pistoia) fanno sapere in modo chiaro e trasparente come stanno utilizzando i fondi.
Per altre amministrazioni, i dati sono frammentari e poco chiari.
Nel mondo “occorrono cambiamenti culturali per smettere di guardare alle donne come ‘cittadine di seconda classe’. Dobbiamo creare una cultura di rispetto”, ha concluso Michelle Bachelet, in una conferenza stampa a New York, in occasione della presentazione di questa giornata

Tra le opere sul  tema da segnalare un video che ha come protagonista Noemi Giangrande, dal titolo EVOLUZIONE VIOLENTA, promosso lo scorso 25 novembre, affiancata dagli allievi disabili e normodotati dell’accademia di spettacolo L’Arte nel cuore, con la partecipazione della ballerina e coreografa Francesca Cinanni, nel ruolo della donna incinta.

Liberamente tratto dal monologo di Franca Rame, Lo stupro, il video, diretto da Emiliano De Martino (che presta il volto anche al protagonista maschile), musiche del compositore Lino Cannavacciuolo, ispirandosi alla teoria darwiniana dell’evoluzione della specie, racconta la drammatica esperienza dell’abuso visto dagli occhi della vittima.
Il corto, della durata di 15 minuti, termina con l’immagine di una donna in gravidanza per ricordare agli uomini aguzzini che anche loro sono figli di una donna e l’invito corale a denunciare, sempre.

 

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