Morto Cameron Moore per un arresto cardiaco

L'atleta è stato stroncato da cardiomelia

pubblicato il 05/10/2016 in Attualità da Gazzetta dello sport
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La notizia della morte di Cameron Moore ha lasciato senza parole il mondo del basket, quello statunitense e quello italiano in particolare. Il pivot soffriva di cardiomegalia, ovvero aveva il cuore ingrossato. È deceduto martedì sera dopo un collasso in seguito a una schiacciata nel suo primo allenamento con l'AV Ohrid, in Macedonia. Ne ha dato notizia il responsabile degli affari legali del club, Ivo Markovski, precisando che il giocatore era arrivato nella sua nuova destinazione appena due giorni fa. Immediatamente soccorso dopo che si era sentito male, è stato trasportato in ospedale, ma quando vi è arrivato era già morto.

 Moore, 26 anni il prossimo 12 novembre, il pivot alto 2.08 era nato a Huntsville, aveva frequentato l’University dell’Alabama a Birmighan, disputando quattro campionati NCAA, dal 2008 al 2012, fu anche inserito nella prima squadra della Conference della stagione 2012/13. In Europa approdò nell’estate del 2012 dopo la Summer league di Las Vegas che aveva giocato con i Clippers, giocò in Ucraina con il Ferro-ZNTU Zaporozhye, la stagione successiva, 2013/14, approdò alla Juvecaserta dove lo portò Marco Atripaldi. Giocò tredici partite, 155 punti e 77 rimbalzi poi fu tagliato prima di Natale e fu costretto ad operarsi al menisco del ginocchio destro. La malformazione fu scoperta dallo staff medico della Juvecaserta al momento delle visite mediche al suo arrivo in Italia.

Nel corso delle visite di rito venne fuori il problema, furono chiesti consulti a Napoli con specialisti dei due policlinici partenopei. Moore ebbe l’idoneità a giocare, con l’impegno di un controllo ogni sei mesi. Possibile che negli anni universitari o altrove nessuno si fosse mai accorto della malformazione? Strano. La stagione successiva approdò a Venezia appena 11 partite con impiego ridotto, fu tagliato e proseguì la stagione con i Bakersfield Jam in D-league. Il 1° giugno 2015, sempre a causa della cardiomegalia, finì in coma, ma quella volta fortunatamente si riprese. Martedì, invece, non gli ha lasciato scampo.

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