Scola a Venegono Superiore lancia un forte appello all’accoglienza

Il Cardinale di Milano: “Anche voi avete fatto lo stesso con l’immigrazione dal Sud negli anni Sessanta”

pubblicato il 02/10/2016 in Attualità da Luciano Mazziotta
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Luciano Mazziotta

“In un tempo come il nostro, trovandoci in un grande mescolamento di popoli, non dovete dimenticare che anche voi siete stati accoglienti con l’immigrazione dal sud degli anni Sessanta”. A Venegono Superiore (Varese) per la Festa patronale della Madonna del Rosario, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola torna a lanciare un forte appello all’accoglienza sottolineando l’importanza di una comunità cristiana che documenti e testimoni a tutti “la bellezza e la convenienza della vita con Gesù”.

Un cammino non facile, che comporta “fatiche e cambiamenti” ma che comunque “continuiamo a sentire come decisivo per la delicatissima fase che il nostro Paese e tutta l’Europa sta attraversando”. L’occasione ha coinciso con la presentazione dei restauri della chiesa parrocchiale di San Giorgio, restituita alla sua bellezza dopo sette anni di lavori e con l’80° anniversario della consacrazione del luogo sacro ad opera dell’indimenticato Cardinale Ildefonso Schuster da cui prende il nome la comunità pastorale che oltre a Venegono Superiore riunisce anche i “cugini” della vicinissima Venegono Inferiore.

“Tutte le circostanze che ci hanno portato qui oggi – ha continuato il Cardinale di Milano, che ha concelebrato la Messa solenne assieme al parroco della cittadina don Maurizio Villa, a don Bruno Marinello, parroco emerito per 50 anni a Venegono, e al Superiore dei Padri Comboniani -  si trasformano in possibilità di grande rinnovamento per le nostre due parrocchie. Ciò ci permette di capire bene come nella nostra storia ambrosiana dimensione civile, sociale e religiosa delle nostre terre, nelle dovute e debite distinzioni, soprattutto in una società plurale, devono sempre cercare il dialogo se vogliono il bene del popolo: ognuna nel suo ambito e nel rispetto reciproco. Questa è una grande eredità che rischiamo di perdere nel dibattito sociale, culturale e politico confuso di questi tempi e nelle grandi trasformazioni dovute alle tecnologie soprattutto per quanto concerne la biologia genetica, le neuroscienze che poi ci fanno smarrire il senso stesso della vita”.

Di qui l’appello lanciato da Scola a “lasciare i campanili” e poi il forte richiamo all’accoglienza prendendo lo spunto dalle letture proposte: accoglienza che è anche “consolazione” e forse l’aspetto “più sconvolgente e rivoluzionario” come ha sottolineato l’arcivescovo riferendosi al Vangelo di Luca: “amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori”. “Siamo seguaci del Dio che accoglie tutti – ha concluso Scola -: ciascuno tiri le sue conseguenze”.

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