Roma, 10 ottobre 2026 – La FAST-Confsal esprime la propria contrarietà all'ipotesi, annunciata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso dell'assemblea di Federtrasporto del 7 ottobre, di elevare a 70 anni, su base volontaria, il limite di età per la guida professionale di autobus e mezzi pesanti, accompagnando la misura con controlli sanitari biennali oltre i 65 anni. Allo stato si tratta di un annuncio, e se la proposta dovesse malauguratamente prendere sostanza ne esamineremo il testo con attenzione non appena sarà disponibile. Per correttezza di informazione, la proposta, per quanto finora noto, non riguarda l'età pensionabile, che resta disciplinata dalle norme previdenziali generali, bensì il limite anagrafico per la conduzione di determinati veicoli fissato dall'articolo 115 del Codice della strada.
Oggi tale limite è di 65 anni per autotreni e autoarticolati di massa superiore a 20 tonnellate e di 60 anni per gli autobus, elevabile in entrambi i casi fino a 68 anni previo attestato medico rilasciato di anno in anno. Proprio perché non incide sui requisiti di pensionamento, la volontarietà della prosecuzione rischia di restare formale per chi, a fronte di retribuzioni e trattamenti pensionistici modesti, non dispone di alternative reali.
La carenza di conducenti è un problema reale, che la FAST-Confsal denuncia dal 2020 con il programma Italia Velocemente Connessa, individuandone le cause nelle condizioni di lavoro, nei salari, nei costi di accesso alla professione e nella sicurezza. Quelle cause si sono aggravate. I carichi di lavoro sono cresciuti in modo marcato negli ultimi anni, il ricorso ai turni binati e a nastri lavorativi sempre più lunghi è diventato ordinario e nel trasporto pubblico locale le aggressioni al personale sono un'emergenza costante. È questo, e non l'età di uscita, ad allontanare i giovani e chi già guida. Quella diagnosi nostra resta attuale, come conferma un'età media dei conducenti ormai attorno ai 50 anni.
La guida professionale comporta un'usura psicofisica che l'ordinamento già riconosce. Il decreto legislativo n. 67 del 2011 annovera tra le attività usuranti la conduzione di veicoli adibiti al servizio pubblico di trasporto collettivo, mentre i conducenti di mezzi pesanti sono ad oggi ricompresi soltanto tra le mansioni gravose, distinzione che la FAST Confsal ritiene non più giustificata. Spostare in avanti il limite di guida significa muoversi in direzione opposta a quella indicata dalla stessa legge e trasferire sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza della circolazione un problema di natura organizzativa ed economica.
«Condividiamo l'obiettivo di garantire al Paese i conducenti di cui ha bisogno - dichiara Pietro Serbassi, Segretario Generale della FAST-Confsal - ma la soluzione non può consistere nel trattenere più a lungo alla guida chi ha già alle spalle decenni di lavoro in condizioni difficili. Servono retribuzioni adeguate, un sostegno effettivo all'ingresso dei giovani nella professione, tutele sulla sicurezza e il pieno riconoscimento della natura usurante della mansione. Su questi temi la FAST-Confsal è pronta al confronto con il Ministero non appena il provvedimento sarà reso noto.»

