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La perizia cinematica blinda la condanna di Alberto Stasi. Ecco perché il caso non si può riaprire

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Il delitto di Garlasco continua a riempire i media italiani e la cronaca giudiziaria, alimentato da indiscrezioni della difesa su presunte anomalie nei test del DNA effettuati nel 2007 dai RIS sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Al centro del dibattito è emerso un appunto manoscritto del 20 settembre 2007 relativo a esiti negativi mai depositati formalmente agli atti del processo. Tuttavia, per la comunità giudiziaria, l'architettura della condanna a 16 anni di reclusione non poggia su un singolo elemento isolato, bensì su un impianto scientifico e logico che resiste nel tempo, rendendo queste contestazioni inidonee a riaprire il caso.

Il vero pilastro su cui si fonda la sentenza della magistratura è la celebre perizia Testi, la consulenza medico-legale e cinematica disposta nel 2014 durante il processo d'appello bis. Questa analisi innovativa ha segnato una svolta nell'inchiesta, poiché non si è concentrata sulla ricerca di tracce biologiche o di DNA sui reperti, ma sulla dinamica degli spostamenti all'interno della villetta di via Pascoli. I periti hanno ricostruito la scena del crimine per verificare la plausibilità della versione fornita dall'imputato in merito al ritrovamento del corpo della fidanzata, Chiara Poggi.

L'allora studente di economia ha sempre sostenuto di essere entrato in casa il 13 agosto 2007, di aver attraversato il soggiorno e di essere sceso verso le scale della cantina, dove giaceva la vittima, senza che venisse mai rinvenuta la minima traccia di sangue sui suoi indumenti o sulle sue scarpe. La perizia cinematica ha però dimostrato l'impossibilità fisica di questo scenario, perché data la vastità e la dispositione delle pozze ematiche sul pavimento, la probabilità di camminare in quella stanza senza calpestare il sangue era pari allo 0,00038%. La conformazione stessa delle suole di Stasi avrebbe inevitabilmente trattenuto il sangue, trasferendolo poi nell'abitacolo della sua vettura, rimasta invece perfettamente pulita.

Anche nell'ipotesi in cui la traccia sul pedale della bicicletta venisse neutralizzata o contestata dalla difesa, l'intero impianto accusatorio non cadrebbe, poiché la presenza del DNA di Chiara Poggi su quel reperto resta un dato validato da 15 marcatori genetici compatibili. L'assenza di sangue sulle scarpe di Stasi, trasformata dalla perizia Testi in una prova granitica del fatto che il giovane non è mai entrato in casa a scoprire il corpo, rimane un "indizio al contrario" insuperabile [Fanpage]. Questa evidenza logica e geometrico-matematica ha dimostrato scientificamente che l'alibi del ritrovamento costituisce, per i giudici, un vero e proprio falso storico.

Per l'ordinamento giuridico italiano, la revisione di una sentenza definitiva non può fondarsi sul tentativo di sollevare dubbi metodologici o di rispolverare vecchi verbali d'indagine. Per riaprire il caso occorre presentare "prove nuove" e del tutto autosufficienti, capaci di dimostrare in modo oggettivo l'innocenza del condannato. Di conseguenza, fino a quando i consulenti della difesa non saranno in grado di spiegare come un uomo possa aver camminato in un lago di sangue rimanendo immacolato, la verità giudiziaria su Alberto Stasi rimarrà del tutto immutata.

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