La Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi si avvia verso la conclusione delle audizioni. L'obiettivo è redigere e depositare alla Camera dei Deputati la relazione finale prima del termine della legislatura. Roberto Morassut, deputato del Partito Democratico, ha tracciato un bilancio sullo stato dei lavori, analizzando i recenti elementi documentali e le testimonianze acquisite dall'organo bicamerale nel tentativo di fare chiarezza sul caso della cittadina vaticana sparita nel remoto 22 giugno 1983 dopo essere uscita da una scuola di musica.
I recenti approfondimenti si sono concentrati sulla verifica di vecchie piste e verbali d'indagine, inclusa la figura del cosiddetto "uomo della Avon" e le dichiarazioni passate di alcuni agenti delle forze dell'ordine. Morassut ha evidenziato come gli storici rapporti della Squadra Mobile avessero già catalogato tali deposizioni come poco attendibili e ricche di contraddizioni. La Commissione sta quindi operando un filtraggio del materiale documentario per isolare i reali elementi di prova dai tentativi di mitomania o inquinamento probatorio che hanno caratterizzato il caso.
L'analisi dei commissari tende a scindere la vicenda in tre fasi distinte: il momento della sparizione, la successiva catena di depistaggi e la spettacolarizzazione mediatica. Gli elementi finora raccolti spingono a escludere il grande intrigo politico o il ricatto al Vaticano come movente primario. L'ipotesi più accreditata rimanda a un'azione criminale violenta e immediata, basata su un inganno ai danni della ragazza-come aveva teorizzato anche la prima magistrata Margherita Gerunda-per finalità legate a un abuso sessuale finito tragicamente quella sera stessa.
La componente politica e il coinvolgimento di apparati di spionaggio sarebbero subentrati solo in un secondo momento. Questa attività di depistaggio, alimentata da telefonate anonime e memoriali contraddittori, è stata strutturata per sfruttare lo status di cittadina vaticana di Emanuela Orlandi a fini di convenienza personale. A questo processo è seguita una vasta letteratura thriller che, pur mantenendo alta l'attenzione pubblica, ha spesso ostacolato la linearità delle indagini giudiziarie. Morassut ha espresso dubbi anche sul ruolo che Marco Accetti avrebbe avuto nel caso, almeno per quanto riguarda la sparizione della giovane cittadina vaticana.
Il documento conclusivo della Commissione non si presenterà come una sentenza giudiziaria, bensì come una sintesi storica basata sugli atti ufficiali disponibili. Il focus istituzionale è orientato a mappare i meccanismi di occultamento che per oltre quarant'anni hanno impedito l'accertamento dei fatti, offrendo all'opinione pubblica un quadro completo sulla sorte della quindicenne studentessa, il cui amaro destino, comune purtroppo a tante adolescenti, è stato usato per scopo politici e mediatici.

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