Nuovo colpo di scena dell'infinita saga sul delitto di Garlasco. La famiglia di Chiara Poggi non si costituirà parte civile nell'eventuale processo contro Andrea Sempio. Lo hanno annunciato i legali storici dei Poggi, gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, a seguito della chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia. La famiglia Poggi, quindi, si dissocia dalla nuova iniziativa della magistratura pavese.
Il provvedimento della Procura ipotizza il reato di omicidio volontario per Sempio, all'epoca amico del fratello della vittima. I magistrati hanno riaperto il filone d'indagine basandosi su nuovi accertamenti scientifici, tra cui i profili genetici estratti dai margini ungueali di Chiara Poggi e sulla rivalutazione di alcuni alibi considerati lacunosi. Con l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, la Procura si appresta a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per il nuovo indagato.
La scelta dei familiari di Chiara Poggi risponde a criteri di natura sia etica sia processuale. "Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti", ha chiarito l'avvocato Compagna, formalizzando il disinteresse della famiglia a intervenire in un dibattimento contro Sempio. Per i congiunti della vittima, la responsabilità penale dell'evento è già stata accertata dalla Cassazione e non necessita di ulteriori inchieste contro una persona indagata per la terza volta.
La nota dei legali specifica tuttavia che la partecipazione civile della famiglia resterebbe legata solo a un eventuale giudizio di revisione della condanna contro Alberto Stasi. L'ex fidanzato di Chiara Poggi sta scontando una pena definitiva a 16 anni di reclusione in seguito al pronunciamento della Corte di Cassazione. Qualora la difesa di Stasi dovesse ottenere la riapertura del processo principale, i Poggi interverranno attivamente in aula per difendere la validità del giudicato precedente. Per i Poggi, insomma, l’assassino è Alberto Stasi, non è necessario prolungare un’indagine diventata una telenovela, con vite e persone sbattute in prima pagina.
La posizione espressa dai difensori stabilisce in questo modo un chiaro distinguo tra l'azione penale promossa dalla Procura di Pavia e le convinzioni della famiglia della vittima. Mentre l'ufficio inquirente prosegue nella verifica di presunti depistaggi o elementi trascurati nelle prime fasi dell'inchiesta del 2007, i Poggi ribadiscono la loro linea di fermezza. L'obiettivo dei familiari rimane la tutela della verità giudiziaria già consolidata, escludendo il coinvolgimento in procedimenti paralleli e incerti.

