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Brusca al processo Baiardo: «Così Cosa Nostra voleva aiutare Berlusconi»

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Nel dibattimento a carico di Salvatore Baiardo, accusato di favoreggiamento aggravato verso Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca ha deposto in video collegamento da una località protetta. L'ex boss di San Giuseppe Jato ha risposto a domande del pubblico ministero Leopoldo De Gregorio, spalancando le porte a una prospettiva inedita sui presunti patti intercorsi tra Cosa Nostra e la discesa in campo elettorale del fondatore di Forza Italia, il quale veniva accerchiato da minacce velate secondo cui se non avesse garantito coperture legislative, la mafia avrebbe colpito ancora per metterlo in crisi sul piano politico.

I canali di comunicazione con l'imprenditore milanese passavano inizialmente attraverso Vittorio Mangano, inviato dai boss con l'incarico di stringere accordi economici in cambio della protezione di Berlusconi dai sequestri di persona. Un altro tassello è emerso dal racconto di una riunione tra latitanti. In quella occasione, Matteo Messina Denaro confidò a Brusca che Giuseppe Graviano aveva incontrato personalmente il Cavaliere, rimanendo colpito da un preziosissimo orologio del valore stimato di ben 500 milioni di lire che quest'ultimo esibiva al polso.

Mentre la Sicilia era posta sotto assedio dalle forze dell'ordine, i fratelli Graviano, capi del mandamento di Brancaccio, conducevano una lussuosa latitanza in grandi ville affittate nelle Regioni settentrionali, ospitando lo stesso Messina Denaro. Tali spostamenti trovano un parallelo nelle dichiarazioni rese da Graviano alla Procura di Caltanissetta, in cui il boss ha riferito di aver partecipato a più appuntamenti d'affari nel milanese, culminati in una presunta cena a Milano Tre nel dicembre del 1993.

La testimonianza si è conclusa con il resoconto del fallito tentativo di lanciare il movimento autonomista "Sicilia Libera", un progetto politico promosso nel 1993 in cui era confluito lo stesso Giuseppe Graviano. Sebbene Bernardo Brusca abbia delimitato i confini delle sue conoscenze dichiarando di non essere informato sui flussi finanziari originari e sui rapporti patrimoniali antecedenti al 1993, la sua deposizione ha confermato le prime tappe di quel percorso separatista dall’Italia, abbandonato dal boss solo dopo i riscontri negativi ricevuti dai suoi emissari.

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