Il 28 settembre scade il termine per la Procura di Pavia per chiedere al giudice delle indagini preliminari l'archiviazione o il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. L'uomo è indagato dall'inizio del 2025 per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa la mattina del 13 agosto 2007. L'inchiesta è stata riaperta dopo che nuove analisi genetiche hanno isolato sotto le unghie della vittima un DNA compatibile con la linea paterna di Sempio. Nonostante sia la terza volta che Sempio viene iscritto nel registro degli indagati, i suoi legali prevedono ormai l'apertura imminente di un processo.
Il rinvio della decisione è causato da un continuo botta e risposta tra accusa e difesa. I legali dell'indagato hanno depositato memorie per smontare gli indizi dei pm, i quali hanno risposto disponendo accertamenti scientifici dell'ultimo minuto. Tra questi spiccano la perizia medico-legale affidata alla dottoressa Cristina Cattaneo e la consulenza psichiatrica del professor Roberto Catanesi. Catanesi ha il compito di valutare la capacità di intendere e di volere di Sempio, ma la difesa ha negato allo specialista l'autorizzazione a incontrare di persona l'indagato per ragioni difensive.
I "no" di Sempio si stanno accumulando come parte di una precisa strategia difensiva in vista del dibattimento. Il primo rifiuto risale al 20 maggio 2025, quando non si è presentato a un interrogatorio programmato in Procura a causa di un vizio di forma sollevato dai suoi avvocati. Successivamente, costretto a comparire, Sempio ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A questa linea del silenzio si aggiungono i dinieghi a collaborare con i periti dell'accusa, una reazione difensiva che è diventata ancora più rigida dopo l'inserimento nel fascicolo di intercettazioni ambientali e "soliloqui" registrati in cui l'indagato ripercorreva tra sé e sé dettagli del delitto.
L'avvocato Liborio Cataliotti ha definito inutile un accertamento sulla salute mentale del suo assistito in assenza di una patologia diagnosticata. La difesa contesta la mancanza di un contraddittorio, ricordando che le valutazioni della Procura rimangono atti di parte. La situazione cambierebbe se fosse il giudice, durante il futuro ed eventuale processo, a ordinare una perizia medica neutrale. In quel caso si tratterebbe di un esame super partes, svolto con la partecipazione paritaria e la vigilanza contemporanea sia dei consulenti dell'accusa sia dei difensori.
La stessa tutela legale è stata applicata all'interrogatorio del 6 maggio. I difensori hanno motivato il silenzio con la necessità di studiare i nuovi atti investigativi e con il diritto di essere ascoltati solo davanti a un giudice terzo. Di conseguenza, i colloqui e gli accertamenti clinici non sono stati rifiutati in assoluto, ma soltanto rimandati alla fase processuale. Entro il 28 settembre la Procura di Pavia dovrà sciogliere l'ultima riserva e decidere se chiedere il rinvio a giudizio. In quel caso, il giallo di Garlasco, trasformato in una telenovela, tornerà definitivamente in un'aula di tribunale.

