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PTE di Pachino: quando la sanità funziona è giusto raccontarlo

La testimonianza di Josef Nardone dopo l’assistenza ricevuta: «Denunciare ciò che non funziona è doveroso, ma è altrettanto giusto ringraziare medici e infermieri che lavorano con professionalità, attenzione e umanità

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La testimonianza personale di Josef Nardone: «Questa mattina ho trovato medici e infermieri professionali, attenti e rispettosi. Critico ciò che non funziona, ma riconosco anche il valore di chi svolge bene il proprio lavoro»


Molto spesso si parla di sanità, o meglio di malasanità. Si raccontano le attese interminabili, la carenza di personale, le strutture insufficienti e le difficoltà incontrate dai cittadini quando hanno bisogno di assistenza.

Sono problemi reali, che non devono essere nascosti. Gran parte delle responsabilità, però, non può essere scaricata soltanto su medici e infermieri. Le condizioni nelle quali si trova il nostro sistema sanitario sono anche il risultato delle scelte compiute negli anni dalla politica regionale e nazionale. Per quanto riguarda la politica locale, in determinate circostanze preferisco perfino non pronunciarmi.

Tuttavia, essere liberi e credibili significa raccontare tutto: denunciare ciò che non funziona, ma anche riconoscere pubblicamente il valore di chi svolge il proprio lavoro con serietà.

La mia esperienza al PTE di Pachino

Questa mattina, a causa delle mie condizioni di salute, ho dovuto recarmi al PTE di Pachino. Purtroppo non è la prima volta che mi capita di aver bisogno dell’assistenza sanitaria e, proprio per la mia esperienza diretta, posso affermare di avere trovato a Pachino professionisti preparati, disponibili e rispettosi verso i pazienti.

Il PTE era pieno e il personale stava affrontando diversi casi urgenti. Nonostante la pressione e il numero delle persone presenti, sono stato seguito con attenzione e professionalità.

Desidero ringraziare in modo particolare la dottoressa Sciacca, che non conoscevo. Non si è limitata a una valutazione superficiale: ha voluto conoscere la terapia che assumo, ha letto con attenzione le analisi del sangue che avevo conservato sul cellulare e, dopo avere valutato il mio quadro, mi ha consigliato di sottopormi urgentemente a una visita di approfondimento.

Un comportamento che dimostra attenzione non soltanto verso i sintomi del momento, ma verso la persona nella sua interezza.

Un ringraziamento va anche all’infermiere Giuseppe Lupo, che ha effettuato i controlli necessari, verificando il cuore, la pressione arteriosa e la glicemia.

Sono gesti che possono sembrare normali all’interno di una struttura sanitaria, ma per una persona preoccupata per la propria salute fanno una grande differenza. Essere ascoltati, controllati e trattati con rispetto significa sentirsi realmente assistiti.

Non siamo macchine

A volte si presentano situazioni talmente gravi che neppure la preparazione dei migliori medici e infermieri, insieme alle tecnologie più avanzate, riesce a salvare una vita.

Noi esseri umani non siamo macchine nelle quali basta sostituire un pezzo per fare funzionare nuovamente tutto. La medicina può curare, prevenire e intervenire, ma non può sempre compiere miracoli.

Proprio per questa ragione è indispensabile investire seriamente nella sanità pubblica, nella prevenzione, nelle attrezzature, nella formazione e soprattutto nel personale. Medici, infermieri e operatori sanitari devono essere messi nelle condizioni di lavorare dignitosamente e di garantire ai cittadini un’assistenza adeguata.

Un territorio come Pachino non può essere lasciato senza servizi sanitari efficienti. Il PTE rappresenta un punto di riferimento essenziale per la comunità e deve essere sostenuto, potenziato e tutelato.

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio

Per esperienza diretta e indiretta, so bene che esistono anche medici e infermieri che hanno perso il senso umano della propria professione e che, in alcuni casi, dovrebbero probabilmente interrogarsi sul mestiere che hanno scelto.

Ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio.

Sarebbe profondamente ingiusto mettere sullo stesso piano chi lavora con superficialità e chi, invece, ogni giorno affronta turni difficili, carenze di personale, emergenze e responsabilità enormi, continuando ad assistere i pazienti con professionalità e umanità.

Le responsabilità individuali devono essere denunciate quando esistono, ma non possono diventare un’accusa indiscriminata contro un’intera categoria.

Raccontare il buono e denunciare il marcio

Personalmente condivido ciò che vedo senza filtri e senza propaganda. Mi piace raccontare la realtà per quella che si presenta davanti ai miei occhi.

Quando qualcosa non funziona, lo denuncio. Quando incontro superficialità, disinteresse o mancanza di rispetto verso i cittadini, non rimango in silenzio. Spesso posso risultare scomodo o particolarmente intollerante verso determinate situazioni, soprattutto quando sono in gioco la sicurezza e la salute delle persone.

Ma la libertà di raccontare non può funzionare in una sola direzione.

Se denuncio il marcio, devo avere anche l’onestà di riconoscere il buono. Se critico chi non svolge correttamente il proprio lavoro, devo ringraziare chi assiste i pazienti con attenzione, preparazione e rispetto.

È esattamente quello che è accaduto oggi al PTE di Pachino.

Un ringraziamento doveroso

Ho voluto raccontare questa esperienza in maniera dettagliata perché ritengo doveroso riconoscere pubblicamente il lavoro svolto dalla dottoressa Sciacca, dall’infermiere Giuseppe Lupo e da tutto il personale presente questa mattina.

Il mio ringraziamento non cancella i problemi della sanità siciliana e italiana. Non elimina le carenze, le responsabilità politiche o le esperienze negative vissute da tanti cittadini. Dimostra, però, che anche all’interno di un sistema sanitario in difficoltà esistono professionisti che continuano a svolgere il proprio dovere con competenza e umanità.

Oggi posso dire di essere stato fortunato, perché sono ancora qui con voi. Significa che dovrete continuare a sopportare Josef Nardone e le sue battaglie per il bene collettivo.

Continuerò a dare voce a chi voce non ha, denunciando ciò che non funziona, ma senza dimenticare di ringraziare chi merita rispetto e riconoscenza.

Grazie di cuore al personale del PTE di Pachino.



Sicurezza nel 118: Josef Nardone lancia un appello per introdurre le bodycam

Il blogger civico e attivista, molto seguito sui social per le sue battaglie sulla sanità e sulla sicurezza, chiede alla politica regionale e nazionale di tutelare operatori e cittadini attraverso un utilizzo rigorosamente regolamentato delle telecamere indossabili

Ogni giorno medici, infermieri, autisti-soccorritori e soccorritori del 118 intervengono nelle situazioni più difficili: incidenti stradali, malori improvvisi, emergenze familiari e contesti nei quali possono verificarsi tensioni, minacce e persino aggressioni.

Sono professionisti che lavorano spesso in condizioni imprevedibili, entrando nelle abitazioni, sulle strade e in luoghi nei quali non sempre è possibile garantire immediatamente la presenza delle forze dell’ordine.

Per questa ragione Josef Nardone, blogger civico e attivista molto seguito sui social per le sue battaglie a favore della sanità, della sicurezza e del territorio, lancia un appello alla politica regionale e nazionale: aprire un confronto serio sull’introduzione delle bodycam per gli operatori del 118 maggiormente esposti durante gli interventi.

Uno strumento per tutelare tutti

La bodycam non deve essere considerata uno strumento contro il personale sanitario e neppure contro il cittadino. Il suo obiettivo dovrebbe essere esattamente l’opposto: tutelare entrambe le parti e consentire, quando necessario, una ricostruzione più precisa di quanto accaduto.

Se un soccorritore viene minacciato o aggredito, una registrazione potrebbe fornire alle autorità elementi utili per accertare i fatti e individuare eventuali responsabilità.

Se un operatore viene accusato ingiustamente di avere assunto un comportamento scorretto, le immagini potrebbero rappresentare un importante elemento di tutela.

Allo stesso modo, se un cittadino denuncia un comportamento realmente inappropriato, gli organi competenti potrebbero disporre di ulteriori elementi per verificare la segnalazione.

Non si tratta, quindi, di stabilire preventivamente chi abbia ragione o torto. Si tratta di creare maggiori garanzie per tutti.

L’attivazione deve essere regolamentata

La proposta non prevede una registrazione continua e indiscriminata. L’attivazione delle bodycam dovrebbe avvenire esclusivamente nelle circostanze stabilite dalla legge e secondo protocolli chiari.

Gli operatori dovrebbero ricevere una formazione specifica per sapere quando attivare il dispositivo, come informare le persone presenti e come comportarsi nelle situazioni più delicate.

Bisognerebbe inoltre distinguere tra un intervento ordinario e un contesto nel quale emergano rischi concreti per la sicurezza del personale, minacce, aggressioni o contestazioni.

L’utilizzo delle bodycam non deve trasformare il soccorso sanitario in un’attività di sorveglianza. La priorità deve rimanere sempre la cura e la protezione del paziente.

Privacy e dignità dei pazienti

Il tema più delicato riguarda la riservatezza. Durante un intervento del 118 possono essere riprese persone in condizioni di particolare fragilità, minori, familiari, ambienti privati e informazioni sanitarie estremamente sensibili.

Per questa ragione sarebbero indispensabili regole molto rigorose:

  • registrazioni cifrate e adeguatamente protette;
  • accesso consentito esclusivamente ai soggetti autorizzati;
  • tempi di conservazione chiari e limitati;
  • cancellazione automatica delle immagini non necessarie;
  • tracciabilità di ogni accesso ai filmati;
  • divieto assoluto per gli operatori di copiare, conservare o diffondere personalmente le registrazioni;
  • divieto di pubblicazione sui social e di qualsiasi utilizzo estraneo alle finalità previste;
  • protezione rafforzata per minori, persone fragili e pazienti assistiti all’interno delle abitazioni;
  • utilizzo delle immagini esclusivamente da parte delle autorità competenti e nei casi previsti dalla legge.

L’introduzione delle bodycam dovrebbe quindi essere valutata insieme agli operatori sanitari, alle organizzazioni di categoria, ai rappresentanti dei cittadini, alle autorità competenti e al Garante per la protezione dei dati personali.

Basta aggressioni contro chi salva vite

Chi lavora nel 118 non può affrontare un’emergenza pensando contemporaneamente al rischio di essere insultato, minacciato o aggredito.

Gli operatori devono essere messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro in sicurezza. Questo significa garantire protocolli adeguati, formazione, collegamenti rapidi con le forze dell’ordine e strumenti capaci di documentare eventuali situazioni pericolose.

La bodycam, da sola, non può risolvere il problema delle aggressioni. Potrebbe però rappresentare uno degli strumenti da inserire all’interno di una strategia più ampia di prevenzione e tutela.

L’appello alla politica

«Non voglio mettere cittadini e operatori del 118 gli uni contro gli altri. Voglio esattamente il contrario: maggiore sicurezza per chi soccorre, più garanzie per chi viene soccorso e maggiore trasparenza per tutti.

La tecnologia, quando viene utilizzata secondo regole precise e nel pieno rispetto della dignità delle persone, può diventare uno strumento di sicurezza e di verità.

Chiedo alla politica regionale e nazionale di non ignorare questo problema e di aprire un confronto concreto sull’introduzione delle bodycam per gli operatori del 118 maggiormente esposti. Servono regole chiare, controlli rigorosi e una sperimentazione capace di valutare benefici, criticità e tutela della privacy.

Non possiamo aspettare la prossima aggressione per tornare a parlarne.»

Basta aggressioni contro chi salva vite.
Proteggiamo gli operatori del 118.
 Proteggiamo anche i cittadini.

Josef Nardone
Blogger civico e attivista
Dare voce a chi voce non ha

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