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Sanità nel Lazio e futuro di Anzio: intervista al Prof. Daniele Maggiore

Tra Case di Comunità e il progetto per l’Ospedale Militare

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Prof. Daniele Maggiore, nei giorni scorsi il Presidente della Regione Rocca ha inaugurato la Casa della Comunità di Anzio nell’ambito della ASL Roma 6. Lei, che è molto attivo a livello nazionale e internazionale ma resta fortemente legato alle sue radici ad Anzio e Nettuno, cosa ne pensa? È un buon percorso quello che la Giunta Regionale sta portando avanti in tutto il Lazio?

«La Casa di Comunità, così come viene intesa dal nostro Governo tramite il Ministro Schillaci, è un’ottima idea. In tutto il mondo si cerca di centralizzare per ottimizzare e adeguare le spese e la qualità, ponendo l’accento sui famosi assiomi di un Sistema Sanitario: appropriatezza, adeguatezza ed economicità. L'obiettivo, cioè, è far combaciare la qualità dell'assistenza con la tenuta dei conti.

Il problema italiano, invece, è un altro: la Casa della Comunità va benissimo, ma deve basarsi su due pilastri fondamentali:

  1. Un cambiamento di mentalità, in cui gli operatori sanitari abbiano piena indipendenza in scienza e coscienza nell'esercitare la propria arte medica e infermieristica;
  2. Una remunerazione adeguata, garantendo che gli operatori siano pagati il giusto.

La Casa di Comunità deve essere gestita da figure polivalenti e "multitasking", capaci di inquadrare tempestivamente il paziente. Questo significa offrire un vero primo soccorso, dove il paziente affetto da patologie minori viene valutato, trattato e, se possibile, dimesso guarito; in caso contrario, viene indirizzato allo specialista o, per le situazioni più gravi, trasferito direttamente in ospedale».

E nello specifico per la realtà di Anzio?

«Il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Anzio ne trarrebbe un notevole sollievo, venendo liberato da tutta quella serie di piccole patologie che sottraggono tempo e risorse. È chiaro, però, che i medici e gli infermieri delle Case di Comunità devono essere formati ed esperti per questo tipo di attività, oltre che supportati adeguatamente dalla struttura.

Mi dispiace dirlo, ma in Italia — soprattutto nel Centro-Sud — non c'è ancora del tutto questa forma mentis. Dove esiste, va sostenuta da Regione e Stato con costanti aggiornamenti scientifici e di qualità. In secondo luogo, ribadisco che gli operatori devono essere ben retribuiti: sostengo da sempre che la Sanità non debba essere vista puramente come un capitolo in perdita».

È forse il momento di cambiare paradigma?

«La Sanità deve essere vista come un’attività che, se ben amministrata, possiede un preciso valore economico. Pensiamo a grandi strutture come il San Raffaele o l’Humanitas di Milano, il Gemelli di Roma o l’ISMETT di Palermo: sono realtà private ma convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale. Dovrebbero essere tutte in perdita, e invece non lo sono perché gestite da amministratori capaci di guidare grandi aziende.

Quindi l'azione del presidente Rocca nell'aprire queste Case di Comunità è meritoria. Personalmente giudico in modo positivo l'operato della Giunta regionale del Lazio, che fin dal suo insediamento ha lavorato per risanare i conti in rosso ereditati dalla precedente amministrazione di sinistra, stabilizzando una situazione sanitaria complessa.

Per quanto riguarda invece la nostra iniziativa per ottenere in concessione l'Ospedale Militare dal Ministero della Difesa, posso dire che il mio gruppo di lavoro ha già redatto e presentato un progetto dettagliato alla società Difesa Servizi SpA (che gestisce gli immobili del Ministero). Il progetto è pubblico e a disposizione di chiunque voglia prenderne visione: l'obiettivo è identificare nella struttura dell'Ospedale Militare di Anzio una serie di dipartimenti oggi assenti sul territorio, fornendo un importante supporto al settore pubblico e alla ASL Roma 6. Si tratterebbe di una struttura prevalentemente privata ma integrata e interconnessa con il pubblico.

Tra le aree previste figurano:

  • Dipartimenti dedicati alle malattie neurodegenerative e neurologiche;
  • La psichiatria in tutte le sue declinazioni;
  • La ricerca universitaria in collaborazione con atenei italiani ed esteri;
  • Servizi ambulatoriali, di oncologia integrata, radiologia e radioterapia al servizio della comunità;
  • Ampi spazi dedicati al sociale.

Su questo ultimo punto, un esempio concreto è la realizzazione di un complesso abitativo dedicato alla legge sul "Dopo di Noi": circa 25 appartamenti per persone con disabilità, affiancati da laboratori di formazione professionale (idraulica, falegnameria, meccanica) per garantire loro un futuro autonomo e dignitoso.

Trovo invece singolari le recenti dichiarazioni del Sindaco Lo Fazio sui posti letto per l'hospice. Il Sindaco conosce perfettamente il nostro progetto e mi dispiace notare come, al pari di altri esponenti politici locali, ci si leghi a certe dinamiche elettorali pur di intestarsi strutture a scopo di consenso. Nel nostro piano, l’Hospice è chiaramente previsto e conta ben 15 posti letto».

C’è la possibilità di compiere un vero salto verso il futuro per il territorio?

«Il nostro progetto prevede un utilizzo "duale", con cure rivolte sia ai civili sia ai militari e ai loro familiari. Se otterremo la concessione dal Ministero della Difesa, possiamo già annunciare che per chi possiede un ISEE inferiore ai 20.000 euro all'anno le prestazioni saranno totalmente gratuite, mentre per la fascia ISEE tra i 20.000 e i 30.000 euro le tariffe saranno scontate del 50%.

Attendiamo quindi che il Ministro Crosetto e i vertici delle Forze Armate ci diano l'opportunità di attivarci: siamo pronti a realizzare in breve tempo un polo della salute ad altissime prestazioni per il territorio. Aggiungo che abbiamo già gli investitori pronti a coprire le risorse necessarie».

Professor Maggiore, la vedremo quindi tornare presto a operare dalle nostre parti?

«Lo spero vivamente. Dopo 36 anni, trascorsi all’estero, mi auguro che la mia esperienza possa mettersi al servizio delle persone e della comunità a cui io e la mia famiglia siamo da sempre profondamente legati».

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