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Aggirato il veto della Camera: come le chat di Delmastro sono finite sul tavolo dei pm

La difesa del co-interlocutore Mauro Caroccia deposita spontaneamente le chat ai magistrati di Roma, superando il no della Giunta della Camera

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Svolta nelle indagini romane sull'inchiesta legata al ristorante "Bisteccheria d'Italia". L'avvocato Fabrizio Gallo, difensore del ristoratore Mauro Caroccia e di sua figlia Miriam, ha inviato ai magistrati di piazzale Clodio una memoria difensiva formale. All'interno del documento è stata richiesta l'acquisizione immediata di tutte le conversazioni telematiche intercorse tra l'indagato e il deputato Andrea Delmastro. 

La mossa scavalca a tempo di record lo stallo politico e istituzionale generato in Parlamento, dove la Giunta per le autorizzazioni della Camera si era pronunciata contro l'utilizzo dei messaggi da parte della Procura. Secondo la tesi illustrata dal legale Gallo, la tutela costituzionale garantita ai parlamentari non può tramutarsi in un danno per i cittadini ordinari sottoposti a procedimento penale."La Corte Costituzionale ha già stabilito, con una storica sentenza del 2007, che l'immunità parlamentare non può prevalere sul diritto di difesa del cittadino quando la produzione di tali messaggi è favorevole per l'indagato".

La difesa sostiene che l'analisi accurata dei testi permetterà di dimostrare l'estraneità dei Caroccia rispetto ai reati contestati. I messaggi svelerebbero infatti in modo inequivocabile la reale catena di comando e chi sia il vero proprietario dell'attività commerciale. Al centro degli accertamenti della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma si trovano le accuse di intestazione fittizia e riciclaggio relative alla gestione del locale. Mauro Caroccia era stato precedentemente condannato in via definitiva quale prestanome del clan camorristico Senese. 

Nel 2025, Delmastro aveva rilevato una quota pari al 25% della "Bisteccheria d'Italia", la cui amministrazione unica faceva capo alla giovane figlia di Caroccia. Questo abbraccio affaristico è stato letale per Delmastro che ha dovuto rassegnare le dimissioni da sottosegretario della Giustizia. Anche se si era difeso sostenendo di non aver commesso alcun illecito, ma di aver compiuto una vistosa "leggerezza" istituzionale valutando in modo errato i propri partner d'affari. 

L'acquisizione spontanea dei file archivia momentaneamente l'ipotesi di un conflitto di attribuzione tra la magistratura e la Camera, rendendo il prossimo voto dell'Aula di Montecitorio un passaggio formale superato dai fatti. Il deputato non ha sollevato obiezioni in merito all'iniziativa dell'avvocato Gallo: "Non ho alcun problema che ciò avvenga, anche per il valore chiarificatore dell'intera vicenda" ha commentato in una nota ufficiale Andrea Delmastro. "Le interlocuzioni di carattere amichevole restano quelle tipiche con un ristoratore romano, del quale non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti con ambienti criminali". I faldoni con i testi integrali sono ora al vaglio dei pubblici ministeri per i riscontri tecnici previsti nelle prossime ore.

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