E’ necessario che venga riconosciuta la terapia appropriata per i pazienti complessi e con patologia acuta, all’interno dei reparti di Medicina Interna che sono strutturati ancora secondo norme obsolete, risalenti a quasi quarant’anni fa. E’ questa l’istanza lanciata dal prof. Montano , Presidente del SIMI ( Società italiana di Medicina Interna). A questo importante ed attuale Meeting hanno partecipato, il 5 giugno, anche la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti con il Presidente prof. Montagnani, poi altre Associazioni come SIMEU, ACEMC e l'Università di Bologna.
La realtà ospedaliera, dagli anni ‘80 del secolo scorso è completamente mutata, nel 2025 ben il 60% dei degenti ha bisogno di cure medio - alte. Ora il riconoscimento di questa esigenza avviene in modo frammentario, a seconda della regione.
La richiesta è quella di ottenere il diritto di avere l’approvazione di questa esigenza, e naturalmente una programmazione effettiva della preparazione del personale infermieristico che sia inquadrato non più in strutture 'a bassa intensità di cura’ come adesso ( i reparti di Medicina interna erano così definiti dai decreti ministeriali del 1988).
Un dossier programmatico è stato prodotto e verrà portato ad AGENAS ( Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali ) e al Ministero della Salute.
La figura del medico ‘Hospitalist’ va considerata a 360°, autorevolezza scientifica e trattamento appropriato del malato nella struttura con gli interventi clinici dettati dall’evoluzione della Medicina negli ultimi anni.

