I casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due quindicenni scomparse a Roma nel maggio e giugno del 1983, rappresentano uno dei capitoli più oscuri della storia italiana. Per anni la ricerca della verità è stata soffocata da un groviglio di depistaggi geopolitici, speculazioni finanziarie e silenzi istituzionali e ricatti criminali.
I lavori della commissione parlamentare di inchiesta hanno l'obiettivo di separare i fatti reali dalle menzogne costruite a tavolino, analizzando come e perché la verità sia stata manipolata. Sebbene la cultura di massa e le prime indagini abbiano spesso unito i destini delle due ragazze, le loro storie partono da contesti sociali e geografici del tutto separati. Mirella Gregori scompare il 7 maggio 1983 dopo aver risposto al citofono di casa a Roma. Dice alla madre di avere un appuntamento a Porta Pia con un compagno di scuola, il quale risulterà del tutto estraneo ai fatti. La sua è la storia di una ragazza comune, inghiottita nel nulla in un quartiere centrale della capitale.
Emanuela Orlandi, invece, svanisce nel nulla il 22 giugno 1983. La sua sparizione avviene dopo una lezione di musica in piazza Sant'Apollinare. Il suo legame diretto con le mura leonine, in quanto cittadina vaticana, proietta immediatamente il caso in una dimensione internazionale. Subito dopo la scomparsa di Emanuela, una serie di attori oscuri ha iniziato a sovrapporre i due casi per creare un rumore di fondo monumentale, utile a coprire i reali motivi dei crimini o a ricattare le istituzioni.
Pochi mesi dopo i fatti, la figura dell'"Americano" (un telefonista anonimo dall'accento straniero) e i comunicati del sedicente gruppo terroristico turco Anti-Christian Turkish Front collegarono le sparizioni alla richiesta di liberazione di Mehmet Ali Ağca, l'attentatore di Papa Giovanni Paolo II. Questa tesi, che dipingeva le ragazze come ostaggi politici della Guerra Fredda, è stata giudicata dagli storici e dalle recenti indagini come una mastodontica operazione di distrazione di massa orchestrata da servizi segreti deviati dell'Est Europa per destabilizzare il Vaticano. Il vertice del depistaggio è avvenuto quando i presunti rapitori di Emanuela hanno iniziato a inserire nei loro messaggi dettagli intimi su Mirella Gregori (come la marca della biancheria intima indossata al momento della scomparsa). Questo stratagemma serviva a dimostrare di avere il controllo su entrambe le ragazze, fondendo artificialmente due vicende per aumentare il potere contrattuale dei ricattatori.
Un'altra pista ampiamente battuta riguarda i legami con la Banda della Magliana e il boss Enrico De Pedis (sepolto clamorosamente nella Basilica di Sant'Apollinare). Secondo diverse testimonianze, il rapimento di Emanuela sarebbe stato un atto di ritorsione o un ricatto economico contro il Vaticano e lo IOR (la banca vaticana guidata da Paul Marcinkus), colpevoli di aver fatto sparire ingenti somme di denaro destinate al sindacato polacco Solidarność. Anche questa pista è stata però bollata dalla commissione parlamentare con un castello costruito sulla sabbia. Commissione parlamentare che ha iniziato a fare tabula rasa delle teorie complottiste. Il lavoro attuale si concentra infatti sulla rimozione del "fango" accumulato dalle piste internazionali per restituire dignità alle singole storie, cercando la verità nei contesti locali e nelle cerchie di conoscenze di quel drammatico 1983, convinti che i casi di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori siano stati in realtà due femminicidi.

