D: Professore, lei ha frequentato la Roma delle grandi notti, dei salotti veri, dei locali storici. Perché oggi rifiuta quasi sempre gli eventi mondani?
R:
Perché quella che oggi viene definita “mondanità” non ha più nulla a che vedere con ciò che Roma rappresentava davvero.
Io ho conosciuto una città elegante, discreta, perfino misteriosa. Una Roma dove il fascino nasceva dalla personalità, dalla cultura, dalla presenza scenica naturale delle persone. Oggi invece vedo troppa ostentazione e pochissima sostanza.
D: Molti parlano ancora della “Dolce Vita romana”. Lei non è d’accordo?
R:
No, perché la Dolce Vita era un’altra cosa.
La Dolce Vita non era l’eccesso volgare, non era il narcisismo disperato che vediamo oggi. Era stile, ironia, intelligenza, relazioni autentiche, fascino internazionale.
Oggi spesso assisto a una rappresentazione caricaturale della mondanità: persone che vogliono sembrare importanti più che esserlo davvero.
D: Lei ha usato una frase molto forte: “Very Idiot Person invece di Very Important Person”.
R:
Sì, perché purtroppo vedo eserciti di persone disperatamente in cerca di attenzione, non di contenuti.
C’è chi vive soltanto per apparire in una fotografia, per sedersi a un tavolo “giusto”, per postare una presenza social.
Ma l’eleganza non urla. L’eleganza vera non ha bisogno di mendicare visibilità.
D: Cosa la colpisce negativamente dell’attuale Roma by night?
R:
La perdita totale del senso della misura.
Vedo una mondanità spesso costruita sulla superficialità: falsi vip, personaggi improvvisati, relazioni opportunistiche, ambienti dove il valore umano viene sostituito dalla convenienza o dall’apparenza.
E poi c’è un impoverimento culturale evidente.
Una volta ai tavoli si parlava di cinema, politica internazionale, arte, editoria, imprenditoria, musica. Oggi troppo spesso si parla del nulla.
D: Quindi la Roma raccontata in certi ambienti cinematografici contemporanei non la rappresenta?
R:
Assolutamente no.
Quella Roma decadente, rumorosa, vuota, eccessivamente caricata di cinismo e nichilismo non mi appartiene.
Io continuo ad amare la Roma della raffinatezza silenziosa, delle conversazioni intelligenti, della bellezza autentica, della classe non esibita.
D: Lei pensa che esista ancora una Roma elegante?
R:
Sì, ma è nascosta.
Esiste ancora una Roma fatta di persone colte, di professionisti seri, di artisti autentici, di diplomatici, imprenditori, gentiluomini e donne eleganti che rifuggono il caos della pseudo-mondanità.
La vera élite oggi non la trovi nei flash o nelle feste urlate.
La trovi nei luoghi riservati, nelle relazioni vere, nella qualità umana.
D: E allora perché secondo lei molti continuano a inseguire quel tipo di ambiente?
R:
Perché viviamo nell’epoca dell’esposizione continua.
Molti non cercano più la qualità della vita, ma la percezione pubblica della propria esistenza.
È una differenza enorme.
Una volta si viveva.
Oggi troppo spesso si mette in scena la propria vita come se fosse una vetrina permanente.
D: Una frase finale per riassumere il suo pensiero?
R:
La vera eleganza non ha bisogno di mostrarsi.
E chi ha davvero vissuto la grande Roma sa riconoscere immediatamente la differenza tra il fascino autentico e il circo dell’apparenza.

