Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Nexus terrorismo-Algeria in Africa: Per capire quanto accaduto nell'attacco al Mali

Algeri, avendo legami con gruppi terroristici, mantiene una zona grigia tra la cosiddetta "lotta al terrorismo" e l'influenza geopolitica.

Condividi su:

Lo scenario dell'attacco terroristico del 25 aprile 2026 contro lo Stato del Mali contiene elementi che rivelano il coinvolgimento diretto dell'Algeria nell'insicurezza regionale e la sua manipolazione del foglio del terrorismo e come Algeri avrebbe usato il terrorismo come strumento di pressione geopolitica sui paesi del Sahel e sull'intera regione per minarne la stabilità. 
I recenti attentati terroristici in Mali hanno riportato quindi in primo piano il dibattito sul ruolo dell'Algeria nell'equilibrio di sicurezza in Africa. Per capire quanto accaduto in Mali, in termini di attacco ben coordinato ai minimi dettagli, è necessario considerare una serie di indicatori analitici, alla luce della gravità delle trasformazioni in atto non lontano dalla vitale sfera di sicurezza del mediterraneo. 
Le capacità militari di JNIM, come dimostrato dai recenti attacchi, vanno oltre il quadro della tradizionale ribellione e sollevano interrogativi sull'esistenza di reti di supporto a livello regionale, comprese quelle legate all'Algeria. 
L'Algeria che si autoproclama attore chiave nel Sahel, ha storicamente mantenuto canali di comunicazione con gruppi armati estremisti, sollevando oggi interrogativi sulla natura e gli effetti di tali relazioni. 
Il caso di Iyad Ag Ghali rappresenta questa complessità: egli è un attore profondamente radicato nelle dinamiche transnazionali, che oscilla tra ruoli politici e attività terroristiche, con l'Algeria che svolge regolarmente un ruolo di mediazione o facilitazione. 
L'ascesa del Gruppo Islamico Armato in Mali (JNIM) solleva interrogativi sulle rotte logistiche regionali attraverso le quali viene rifornita questa branca di al-Qaeda nel Sahel, in cui l'Algeria emerge come sempre un attore geografico e strategico indispensabile. 
Contemporaneamente all'attacco terroristico in Mali, media algerini vicini ai militari hanno iniziato a circolare la voce di un'alternativa per guidare un governo di transizione in Mali. Il futuro capo di Stato è già "nominato" dai militari algerini, un certo Mahmoud Dicko, residente in Algeria dal 2023, la cui accoglienza da parte del presidente algerino ha provocato in precedenza una crisi diplomatica tra Algeria e Bamako, culminata nelle Nazioni Unite con l'accusa all'Algeria di sostenere il terrorismo in Mali. 
Da ricordare che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune aveva dichiarato al canale qatariota Al Jazeera, giovedì 6 aprile 2023, "Siamo l'unico paese i cui diplomatici sono stati rapiti in Mali e sappiamo chi c'è dietro questa azione". In realtà, i diplomatici di cui parla il president sono stati rapiti dal Movimento per l'Unità e Jihad in Africa Occidentale (MUJAO), una nebulosa terroristica composta da arabi maliani e il cui portavoce era addirittura Adnane Abou Walid Saharawi, ex membro del gruppo Polisario, basato nei campi di Tindouf in Algeria, armato e sostenuto dall'esercito algerino, che poi diventato leader dello Stato Islamico nel Grande Sahel (EIGS), prima della sua uccisione nell'agosto 2021 da parte dell'esercito francese. Autore del rapimento di diversi europei in particolare i cittadini italiani (Rossella Urru e Sandra Maria Mariani), francesi e spagnoli..
Inoltre, tutti i gruppi terroristici attivi in ​​Mali sono o sono stati guidati da algerini, siano quelli uccisi dalle forze francesi, come Abdelhamid Abou Zeid ex leader di Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), ucciso nel 2013 e il suo sostituto Abdelmalek Droukdel, morto nel giugno 2020, o quelli ancora in vita (dichiarato morto tante volte poi dichiarato vivo) come Mokhtar Belmokhtar, ex membro del Gruppo Islamico Armato (GIA), una macchina dell'orrore e della morte creata dall'intelligence militare algerina (DRS) durante la guerra civile nel decennio nero in Algeria, e l'emiro di Al Qaeda nel Magreb Islamico (AQMI), Abou Obeida Youssef Al-Annabi, che era ospite anche in TV France 24, guarda caso! anch'egli ex membro del Gruppo Islamico Armato (GIA) algerino. 
Lo scorso settembre, il Primo Ministro maliano Abdoulaye Maïga ha apertamente accusato l'Algeria di "sostenere il terrorismo internazionale", affermando che esiste una "stretta relazione con gruppi armati attivi nelle zone di confine" tra i due Paesi. 
Mentre il Ministro degli Esteri del Niger, Bakary Yaou Sangaré, aveva evidenziato che molti paesi che cercano di cooperare con il Niger nella lotta al terrorismo "alimentano, finanziano e sostengono" anche il terrorismo all'interno del Paese. 
Mali, Niger, Burkina Faso, Benin, Tunisia, Libia, Mauritania, Nigeria, Ciad e altri paesi africani sono bersaglio di attacchi armati da parte di gruppi jihadisti da oltre un decennio e gli sforzi internazionali per porvi fine non hanno avuto successo. 
Da diversi anni, l'Algeria è al centro dei meccanismi informali dei gruppi armati nella regione del Sahel. La sua posizione mira a mantenere una zona grigia tra la cosiddetta "lotta al terrorismo" e l'influenza geopolitica.

Condividi su:

Seguici su Facebook