"E' vero che chi fa di mestiere l'inquirente muove i primi passi fiutando le le piste, esplorando le congetture, raccogliendo i dati e valutando i riscontri, e ove si disegni una 'ipotesi' d'accusa poggiata su solidi argomenti, la formalizza e la sottopone al processo. Ma prima di toccare la libertà bisogna pensarci non una, ma dieci volte. Il rischio di 'detenzione arbitraria' ci è stato rinfacciato già da anni da un Report del Working Group on Arbitrary Detention dell'Onu, preoccupato dei ritardi processuali; in Italia 'la percentuale di detenuti in attesa di giudizio e' di gran lunga superiore a quella di altri Stati europei occidentali'".
Lo scrive 'Avvenire' in un editoriale pubblicato questa mattina.
"Eppure - prosegue il quotidiano dei vescovi italiani - la popolazione carceraria in attesa di giudizio finale è quasi il 40 per cento dell'intero; e chi è in custodia cautelare per un'accusa ancora da giudicare (e dunque è presunto innocente) ha lo stesso trattamento dei condannati definitivi. Questi pensieri vengono oggi alla mente, di fronte alla vicenda di un personaggio noto, Silvio Scaglia, assolto in questi giorni dal Tribunale di Roma in un processo per riciclaggio di grande risonanza. Assolto dopo aver subito un anno di custodia, fra galera e domiciliari, al suo rientro volontario in Italia a fronteggiare l'infondata accusa; oggi le sue parole rievocano l'incubo, rammentano 'tutti gli innocenti che sono in prigione e che non hanno i mezzi che ho io per potermi difendere'".
"Ma come, il primo mezzo di protezione del cittadino non è la Costituzione, la legge, la civiltà ? Non sono i giudici? Se ogni uomo è fallibile, buona precauzione contro l'errore -conclude 'Avvenire' - è la venerazione della libertà , prima di toccarla. Qualcosa rimanda alla purezza della sapienza, nella cultura e nella coscienza, quando si tocca la libertà dell'uomo. Sapienza, è il nome di un libro che vale tutti i codici, in un solo versetto iniziale: 'Amate la giustizia, voi che giudicate la terra'".

