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Emergenza carceri: un silenzio lungo 36 anni

L’appello dell’Avv. Francesco Bongiorno per un’Amnistia non più rimandabile

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ROMA – Mentre il sistema penitenziario italiano scivola verso una crisi di diritti umani senza precedenti, la voce dell'Avvocatura torna a farsi sentire con forza. L'Avvocato Francesco Bongiorno, esperto di diritto penale di alta sfera, ha riacceso i riflettori su una misura che la politica sembra aver rimosso dalla propria agenda da oltre tre decenni: l'amnistia.

Dall'ultimo provvedimento di amnistia organica, varato nel lontano 1990, l’Italia ha vissuto una trasformazione radicale del proprio panorama giudiziario, ma ha fallito sistematicamente nella gestione degli spazi detentivi. Da allora, il ricorso a indulti parziali o decreti "svuota-carceri" si è rivelato poco più che un palliativo, incapace di risolvere strutturalmente il sovraffollamento.

"Non è più una questione di clemenza, ma di legalità costituzionale," sottolinea l'Avv. Bongiorno. "Il carcere, nelle condizioni attuali, ha abdicato alla sua funzione rieducativa per diventare un mero contenitore di corpi, violando apertamente l'Articolo 27 della nostra Costituzione."

I numeri del collasso: Il bilancio 2026

I dati aggiornati a marzo 2026 delineano un quadro drammatico. Con una popolazione detenuta che sfiora le 64.000 unità a fronte di una capienza effettiva di circa 46.000 posti, il tasso di sovraffollamento medio nazionale ha raggiunto la soglia critica del 138,5%, con punte che in alcuni istituti superano il 240%.

Questa pressione insostenibile non si traduce solo in mancanza di spazio vitale, ma in una tragica escalation di eventi critici: i suicidi tra le mura penitenziarie e le aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria sono ai massimi storici.

La proposta di Bongiorno: Amnistia come atto di responsabilità

Per l'Avvocato Bongiorno, l'amnistia rappresenta l'unica via d'uscita per "resettare" un sistema vicino al punto di rottura. Non si tratta di cancellare la giustizia, ma di permettere alla magistratura di sorveglianza e alle strutture penitenziarie di tornare a operare con dignità su chi deve scontare pene per reati di reale allarme sociale.

"L'amnistia permetterebbe di deflazionare immediatamente i procedimenti per reati bagatellari o minori, che oggi intasano i tribunali e le celle, garantendo allo Stato lo spazio necessario per attuare vere politiche di reinserimento," conclude il legale.

L'appello di Bongiorno si inserisce in un dibattito tecnico-giuridico che chiama in causa il Governo e il Parlamento: è tempo di decidere se continuare a ignorare l'emergenza o se avere il coraggio politico di un provvedimento straordinario che restituisca all'Italia il volto di un Paese civile e rispettoso dei diritti fondamentali.

Focus Giuridico: Il dibattito sull'amnistia resta uno dei temi più divisivi, ma la persistente condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) rende la posizione dell'Avv. Bongiorno non solo attuale, ma necessaria per evitare sanzioni internazionali e derive umanitarie.

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