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Morto lo storico boss del clan dei Catanesi Benedetto Santapaola

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Se ne è andato un altro boss della mafia sanguinaria. Benedetto Santapaola, detto Nitto, capo del potente sodalizio denominato “clan dei Catanesi”, è deceduto lunedì 2 marzo nel reparto detenuti dell’ospedale San Paolo di Milano all’età di ottantasette anni, stroncato dall’età e dal diabete di cui soffriva. Era recluso al 41 bis dal 1993, sepolto dagli ergastoli e portatore di segreti che non hai mai confessato. 

Santapaola era un pezzo da novanta della mafia siciliana. Nato a Catania nel 1938 in una famiglia già compromessa da relazioni criminali, nel 1962 si era affiliato a Cosa Nostra, scalando i vertici del clan dei Catanesi con un mix di violenza criminale e capacità imprenditoriali. Una capacità che lo portò ad aprire la più grande concessionaria di auto della Sicilia, accompagnato dal questore e dal prefetto della città catanese nel giorno dell’inaugurazione. Paziente e calcolatore, era entrato nei salotti dell’alta società, mentre ordinava delitti per le strade sicule. 

L’affermazione definitiva giunse grazie all’alleanza con i Corleonesi di Salvatore Riina, padroni assoluti di Cosa Nostra. Santapaola entrò a far parte della Cupola come rappresentante della mafia catanese. Ebbe buoni rapporti anche con Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata. La stretta intesa con i Corleonesi portò Santapaola a diventare uno dei protagonisti di alcune delle pagine più buie della storia italiana, quelle in cui la violenza mafiosa prese di mira personaggi delle istituzioni pubbliche, trovando negli apparati politici copertura e complicità. Temuto e rispettato, ha guidato le fila della sua organizzazione espandendo il suo potere nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti.

La sua indole da imprenditore svaniva davanti al suo temperamento criminale. Fu Santapaola a ordinare la strage della circonvallazione di Palermo avvenuta il 16 giugno 1982, dove furono trucidati il boss Alfio Fertillo, tre carabinieri che lo stavano scortando a un altro carcere a l’autista del blindato. La condanna all'ergastolo arrivò nel 1987, durante il maxiprocesso di Palermo che colpì duramente l’intera nomenclatura di Cosa Nostra. Ergastolo che si accumulò ad alti ergastoli come mandante del delitto del giornalista Giuseppe Fava e come con-responsabile della strage di Capaci e Via D’Amelio, dove morirono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini della loro scorta. 

Arrestato il 18 maggio 1993 in un casolare vicino a Caltagirone, Santapaola non ha mai confessato i segreti di cui era a conoscenza. Non ha mai collaborato con la giustizia. Ha sempre respinto le accuse che gli venivano rivolte contro. E non ha mai fatto nomi e cognomi dei politici e degli imprenditori che con lui facevano affari. Durante la sua detenzione al carcere duro, ha seguito sempre la strada del silenzio, come arma di rispetto e di potere da “uomo d’onore”. L’unico potere che gli era rimasto. 

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