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Caso Rogoredo, la compagna di Cinturrino difende il poliziotto

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E’ una storia che si tinge di giallo, quella di Carmelo Cinturrino, l’agente di polizia arrestato con l’accusa di omicidio volontario di un pusher, Abderrahim Mansouri, avvenuto nel boschetto di Rogoredo, a Milano, il 26 gennaio scorso. Mentre la Procura indaga su di lui e sui gravi indizi ricavati da video, tabulati telefonici e testimonianze varie, la sua compagna lo difende a spada tratta, dipingendo il ritratto di un uomo diverso da come è stato raccontato dagli inquirenti e dai colleghi. 

Intervistata dal programma televisivo pomeridiano Ore 14, la donna dipinge Cinturrino come un uomo per nulla violento. Anche se non nega che potrebbe aver perso la testa il giorno in cui ha sparato a Mansouri mentre questi, secondo le analisi scientifiche, era voltato di spalle, come se si fosse trattato di un’esecuzione e non di legittima difesa. "Certamente avrà perso la testa, sono sicura, conoscendolo". 

L’intervista prosegue con affermazioni che, se confermate, sarebbero gravi. Secondo la donna, Cinturrino sarebbe stato vittima di una vendetta da parte degli stessi spacciatori per il suo essere ligio al dovere. "Secondo me lo stanno incastrando", ha detto, aggiungendo che il movente sarebbe da ricercare nei frequenti arresti che il poliziotto avrebbe eseguito nel corso dei mesi. "Hanno fatto molti arresti in quella zona e finalmente riescono a fare qualcosa per fargliela pagare per tutti gli arresti fatti". La donna ha anche smentito la presenza di armi nella loro abitazione. "Non ci sono mai state, nemmeno la pistola d'ordinanza", spiegando che il compagno era solito tornare sempre in abiti civili, senza mai portare a casa l'arma di servizio. 

La donna ha negato anche il sospetto che l’agente avesse estorto soldi e droga agli spacciatori, raccontando cosa fossero i cinquemila euro trovati nella casa dell’uomo durante una perquisizione. Secondo il suo racconto, quei soldi erano stati presi per pagare la rata del mutuo della casa e altre spese ordinarie, contraddetta però in questo caso dal compagno che ha parlato di soldi presi per pagare la difesa legale. Anche le testimonianze dei colleghi che descrivono Cinturrino come una persona violenta vengono ribaltate dalla compagna che veicola il messaggio di un agente di polizia a cui i colleghi si rivolgevano spesso per consigli o supporto operativo.

L’intervista della donna si è conclusa con un tentativo di mettere sullo stesso piatto della bilancia colpe e innocenza: "Adesso mi aspetto che paghi per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto no. Io conoscendolo penso sia stato proprio preso dal panico". Comunque sia, sarà la magistratura ad accertare i fatti, senza sentimentalismi e senza sensazionalismi, per verificare le colpe dell’uomo che, in ogni caso, ha contro parecchi elementi probatori. Protagonista, in negativo, di un caso di cronaca nera che ha sollevato la polemica su come anche tra le forze dell’ordine possano esserci individui ambigui che abusano della loro divisa. 

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