Salvatore Palmese:“Il caregiver familiare resta senza tutele previdenziali e indennità specifiche mentre lo Stato continua a delegare il welfare interamente alle famiglie”.
La mobilitazione dello scorso 27 gennaio a Roma non è stata solo una manifestazione di protesta, ma un grido di dignità lanciato da migliaia di invisibili. In piazza, sotto i palazzi del potere, c’era l’Italia che non ha ferie, non ha riposo e, troppo spesso, non ha futuro. I caregiver familiari hanno detto un "no" collettivo e fragoroso al DDL Locatelli, un testo di legge che è stato percepito dalla piazza come un’offesa alla realtà quotidiana di milioni di persone.
La critica è netta. “La proposta normativa attuale non riconosce lo status di lavoratore a chi, per amore o necessità, sacrifica la propria carriera e la propria salute per assistere un congiunto”. A parlare è Manuela Udito, mamma cargiver di Samuele e fondatrice dell’organizzazione no profit “C’era una volta un principe di nome Samuele”. “Si parla di "conciliazione" – spiega Udito – ma per chi vive in territori difficili, dove i servizi domiciliari sono un miraggio, la conciliazione è una barzelletta che non fa ridere. Il caregiver non è un volontario: è il pilastro di un welfare che lo Stato ha delegato totalmente alle famiglie, risparmiando miliardi di euro ogni anno sulla pelle dei singoli”.
Non le manda a dire Manuela Udito, forte della sua esperienza in prima persona per garantire al suo Samuele l’assistenza che gli è necessaria da quando è venuto al mondo. “Grazie all’associazione – continua – mi sono resa conto che siamo in tanti, troppi per continuare a stare in silenzio. Ci facciamo carico di ogni disservizio, dall’assistenza scolastica a quella domiciliare, sia economicamente, sia emotivamente. Vediamo soffrire le persone che amiamo e cerchiamo di alleviare le loro sofferenze. Ma le nostre? Quelle ce le portiamo addosso ogni minuto di ogni singolo giorno, senza soluzione di continuità. E non possiamo permetterci un attimo di sconforto, un cedimento, una lacrima che vuole cadere”.
Per tutti e tutte le Manuela di questo mondo, il lusso non è un abito firmato o lo smartphone del momento. Lusso è tutto ciò che, per molti, è quotidiana banalità: due ore dal parrucchiere, mangiare una pizza con il marito, andare al cinema. Perché sono minuti, istanti rubati a tutti i loro Samuele, che siano bambini, adolescenti, adulti o anziani.
E ancora: “Chiediamo tutele previdenziali, indennità dirette e il riconoscimento di una professionalità della cura che oggi è solo un carico di solitudine. La disabilità non è una bandiera elettorale. È un’emergenza sociale che chiede condivisione bipartisan per risolvere i problemi che affliggono chi la subisce direttamente e chi la vive stando accanto ai disabili in ogni istante della propria esistenza”. In sottofondo, un sibilo acuto, stridulo: è il sensore che allerta Manuela quando il livello della glicemia di Samuele sfora. “La colonna sonora delle mie giornate”, conclude.
“A Napoli e in tutta la Campania, dove il divario sociale morde più forte, l'assenza di un supporto reale trasforma l'assistenza in una condanna all'isolamento” – è il commento amaro di Salvatore Palmese, consigliere comunale del municipio di Napoli. Palmese conosce da tempo le vicissitudini di Samuele e di mamma Manuela e condivide le finalità della no profit. “Non servono medaglie o giornate celebrative – continua – serve una legge che dia diritti certi a chi ha smesso di vivere la propria vita per permettere a un altro di attraversare la sua con un briciolo di dignità. Il tempo delle promesse – conclude Palmese – è scaduto in quella piazza. Ora servono i fatti”.

