Una foto, un video e parole nette, affidate ai social network, riaccendono il dibattito sulla legittima difesa e sul confine sottile tra vittima e colpevole. A esporsi sono Dario Moretti, consigliere comunale di Rolo, e Ferenc Venturelli, attivista politico noto sui social come Eterno, entrambi in Lega Salvini. Nei loro profili compare un messaggio di sostegno a Mario Roggero, il gioielliere che si è difeso durante una rapina, un caso che da tempo divide l’opinione pubblica e continua a sollevare interrogativi giuridici e morali.
Nel post condiviso, Moretti sceglie un tono diretto, rivendicando senza esitazioni la propria posizione: «Noi stiamo con Mario Roggero», scrive il consigliere comunale. E aggiunge: «È una persona che andava a lavorare quotidianamente, che ha subito pressioni e paura fino allo sfinimento. Non si può colpevolizzarlo , se si deve dar la colpa a qualcuno che si dia ai ladri , ai veri cattivi». Parole che mirano a spostare l’attenzione sul contesto umano e psicologico della vicenda, più che sugli aspetti giudiziari ancora oggetto di valutazione.
A rafforzare il messaggio interviene Ferenc Venturelli, che nel video pubblicato sui social replica alle critiche e alle letture più severe del caso: «Non è possibile decretare sempre come cattivo della storia colui che si difende», afferma. Un passaggio che sintetizza una visione cara alla Lega, da anni impegnata politicamente sul tema della sicurezza e della legittima difesa, spesso utilizzata come simbolo di una presunta distanza tra le istituzioni e i cittadini che subiscono reati.
Il caso Roggero, infatti, va ben oltre il singolo episodio di cronaca. È diventato un terreno di scontro ideologico, dove si confrontano due narrazioni opposte: da un lato chi richiama il rispetto rigoroso della legge e il monopolio statale dell’uso della forza, dall’altro chi sottolinea il senso di abbandono e insicurezza vissuto da commercianti e cittadini comuni.
Le prese di posizione di Moretti e Venturelli si inseriscono in questo quadro più ampio, mostrando come la vicenda continui a essere utilizzata come chiave di lettura politica e simbolica. I social, ancora una volta, diventano il luogo privilegiato per dichiarazioni immediate e senza mediazioni, capaci di raccogliere consenso ma anche di alimentare nuove polemiche.
Mentre la giustizia segue il suo corso, il dibattito resta aperto. E il caso del gioielliere di Grinzane Cavour continua a interrogare il Paese su una domanda irrisolta: fino a che punto difendersi è un diritto, e quando rischia di trasformarsi in una colpa.

