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Caso Ballarò, Giannini risponde a Pd

Il conduttore: "Solo la Rai mi può licenziare"

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Incestuoso.

L’aggettivo dello scandalo per promotori e simpatizzanti del Family Day, che vedono nella legalizzazione delle unioni tra gay l’anticamera per un’eventuale analoga evoluzione anche a favore delle unioni cosiddette “poliaffettive” e, perché no, anche di quelle, appunto, “incestuose”.

Ma incestuoso è anche l’aggettivo dello scandalo a proposito del conduttore di Ballarò, Massimo Giannini, subentrato da due anni a Giovanni Floris dopo una vita passata sulle colonne di Repubblica.

L’aggettivo, infilato da Giannini due puntate fa in una frase pronunciata a proposito di un altro scandalo, quello della Banca Etruria (“Qualche rapporto incestuoso in questa vicenda c’è”, disse testualmente, e metaforicamente, alludendo all’asse Renzi-Boschi), non è per niente andata giù al Pd.  All’immediato indomani della trasmissione col passaggio incriminato, quella del 26 gennaio, un membro dem della Commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, invocò subito il cambio di conduzione per il talk show politico di Rai 3.

Hanno licenziato Azzalini per molto meno”, dichiarò Anzaldi in un’intervista riportata dal Fatto quotidiano il 27 (Azzalini è l’ex dirigente resosi reo di non aver predisposto il filtraggio degli sms durante la trasmissione dedicata all'ultimo Capodanno, e inoltre di aver bucato clamorosamente l’orario per il conto alla rovescia in vista del 2016). “Dunque se c’è un cambio di rotta, in direzione di un maggior rigore, si vada fino in fondo, anche nel caso di Ballarò, che non è più una trasmissione di qualità, come dimostrano anche gli ascolti. L’esempio lampante è l’ultima trasmissione (cioè, appunto,  quella in cui si parlava di Banca Etruria, ndr), nel corso della quale, tradendo il ruolo del servizio pubblico, anziché tranquillizzare coloro che avevano perso i loro risparmi, li si aizzava contro il governo.

Qualcuno deve pagare”, ha aggiunto Anzaldi. “Giannini in prima persona, ma anche Maggioni, Verdelli e Vianello.

Ieri, introducendo il primo appuntamento di febbraio del suo salotto televisivo, il giornalista ha  tenuto a replicare ad Anzaldi. Con questo avvertimento: “Solo la Rai mi può licenziare, il Pd – con tutto il rispetto – proprio no”. Ė l’inizio di un braccio di ferro.

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