Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Manutenzione dell'attrezzatura da pesca: consigli per farla durare

Condividi su:

C'è una scena che si ripete quasi ogni volta, identica, per chiunque abbia la passione della pesca. Si torna a casa dopo una giornata passata sugli scogli, in barca o lungo l'argine di un fiume, stanchi ma soddisfatti (o magari frustrati per il cappotto), e l'unica voglia è quella di poggiare tutto in garage, farsi una doccia e dimenticarsi del mondo. È proprio in quel momento di stanchezza che si commette l'errore più grave: abbandonare l'attrezzatura sporca.

La salsedine, la sabbia, il fango e persino le micro-alghe dell'acqua dolce sono nemici silenziosi. Lavorano lentamente, spesso invisibili all'occhio nudo, fino al giorno in cui, durante il combattimento con la preda della vita, il mulinello si blocca o un anello cede di schianto. Prendersi cura dei propri strumenti non è solo una questione estetica o maniacale; è un investimento economico e tecnico. Un'attrezzatura ben mantenuta garantisce prestazioni costanti nel tempo e ci evita brutte sorprese quando siamo in pesca.

Il nemico invisibile: capire come agisce la corrosione

Molti pescatori pensano che una sciacquata veloce sia sufficiente, o peggio, che l'attrezzatura usata in acqua dolce non necessiti di manutenzione. Niente di più sbagliato. Sebbene l'acqua salata sia infinitamente più aggressiva a causa del cloruro di sodio che cristallizza e corrode i metalli, l'acqua dolce porta con sé calcare, sedimenti e batteri che possono intaccare le parti meccaniche e le legature.

Quando l'acqua salata evapora, lascia dietro di sé cristalli di sale. Questi cristalli agiscono come una carta vetrata finissima all'interno degli ingranaggi del mulinello e, cosa ancora più pericolosa, si espandono. Se il sale penetra nelle micro-fessure della grafite o del metallo, la sua espansione può causare crepe strutturali che noterete solo quando l'attrezzo sarà sotto sforzo. Ecco perché la tempestività è tutto: la pulizia va fatta subito, non "domani".

Pulizia della canna: oltre la semplice acqua

La canna da pesca sembra un oggetto semplice, privo di parti mobili complesse, ma è ricca di punti critici. Gli anelli (o passanti) e il portamulinello sono le zone dove l'ossidazione colpisce per prima. Per una pulizia efficace, non serve l'idropulitrice, che anzi rischierebbe di danneggiare le legature e far saltare la vernice protettiva.

Il metodo migliore prevede l'utilizzo di acqua tiepida e, se l'uscita è stata particolarmente "sporca", un sapone neutro delicato. Utilizzate una spugna morbida per passare tutto il fusto, facendo attenzione a non graffiare la superficie. Per gli anelli, specialmente quelli con pietra in SiC o Alconite, un vecchio spazzolino da denti è l'arma segreta: permette di rimuovere i depositi di sale che si accumulano tra il telaio metallico e la pietra ceramica.

La cura degli innesti. Un aspetto spesso ignorato riguarda gli innesti delle canne a due o tre pezzi (o le sezioni delle telescopiche). Con il tempo, l'usura crea un gioco tra le parti o, al contrario, le blocca indissolubilmente a causa del sale o della sabbia. Dopo aver pulito e asciugato perfettamente le sezioni maschio e femmina, è buona norma applicare uno strato sottilissimo di cera per innesti o grafite. Questo non solo previene il blocco delle sezioni, ma riduce l'usura da frizione durante i lanci ripetuti.

Il mulinello: meccanica di precisione a rischio. Qui entriamo in un terreno minato. Il mulinello è una macchina complessa e lavarlo nel modo sbagliato può fare più danni che non lavarlo affatto. L'errore classico è immergere il mulinello in un secchio d'acqua o metterlo sotto un getto forte. Questo spinge l'acqua (e lo sporco che trasporta) all'interno del corpo macchina, dilavando il grasso lubrificante e esponendo gli ingranaggi alla ruggine.

Ecco una procedura sicura per il lavaggio:

  • Serrate completamente la frizione prima di iniziare: questo impedisce all'acqua di entrare nei dischi dei freni, che se bagnati perdono efficacia e fluidità.
  • Usate un getto d'acqua a "pioggia" molto delicato, preferibilmente tiepido.
  • Mentre sciacquate, fate girare la manovella lentamente per aiutare lo sporco superficiale a scivolare via.
  • Asciugate immediatamente con un panno in microfibra e lasciate il mulinello all'aria (mai al sole diretto o sopra un termosifone) per completare l'asciugatura.

Lubrificazione: dove e quanto. Una volta asciutto, il mulinello ha bisogno di essere nutrito. Non serve smontarlo completamente dopo ogni uscita; quella è un'operazione da fare una volta l'anno. Tuttavia, una manutenzione ordinaria prevede l'applicazione di una goccia d'olio specifico (non olio d'oliva o svitol generico, che possono aggredire le plastiche) in punti strategici: lo snodo dell'archetto, l'alberino principale e i pomelli della manovella. Il guidafilo merita un'attenzione particolare: è il cuscinetto che lavora di più e se si blocca, taglierà la vostra lenza in men che non si dica.

Quando riparare e quando sostituire l’attrezzatura da pesca

Nonostante le nostre migliori attenzioni, l'usura è inevitabile. Arriva un momento in cui la manutenzione non basta più e bisogna valutare la sostituzione di alcune parti o l'upgrade dell'attrezzatura. Una canna con la vetta sfibrata non avrà più la stessa reattività, e un mulinello che "gratta" nonostante il grasso nuovo ha probabilmente gli ingranaggi compromessi.

È fondamentale saper riconoscere questi segnali. Se notate che la pietra di un anello è scheggiata (passateci dentro un batuffolo di cotone: se si sfilaccia, l'anello è da cambiare) o se la frizione del mulinello va a scatti, non rischiate di perdere il pesce della vita per un risparmio irrisorio. Per trovare ricambi specifici, nuove bobine o magari per mandare in pensione il vecchio mulinello a favore di un modello di ultima generazione più resistente alla salsedine, potete visitare lo shop online di Pescaloccasione, dove la varietà di componentistica e attrezzatura permette di trovare esattamente ciò che serve per rinnovare il proprio arsenale.

Gestione del filo e delle minuterie

Spesso ci concentriamo su canna e mulinello dimenticando l'elemento di collegamento diretto con il pesce: il filo. Il nylon soffre terribilmente i raggi UV e l'acqua salata, che lo rendono secco e fragile. Il trecciato, pur essendo più longevo, tende a trattenere acqua e sale tra le fibre, portando l'agente corrosivo direttamente sulla bobina del mulinello.

Dopo un'uscita in mare, se usate il trecciato, sarebbe ideale spruzzare sulla bobina uno spray al silicone o prodotti specifici per linee, che aiutano a espellere l'acqua e mantengono le fibre morbide. Per il nylon, controllate sempre i primi metri: se al tatto risultano ruvidi, tagliateli senza pietà. È meglio perdere cinque metri di filo che una spigola di tre chili.

Stoccaggio a lungo termine

La stagione finisce, o magari gli impegni lavorativi ci tengono lontani dall'acqua per mesi. Come riponiamo l'attrezzatura? Lasciare le canne appoggiate al muro in un angolo curverà il cimino col tempo. Le canne vanno conservate orizzontalmente su apposite rastrelliere o verticalmente solo se ben supportate.

Per i mulinelli, la regola d'oro è opposta a quella del lavaggio: allentate completamente la frizione. Lasciare la frizione serrata per mesi comprime le rondelle (specialmente quelle in feltro), deformandole e riducendo drasticamente la loro capacità di modulare la frenata in futuro. Infine, evitate luoghi umidi come cantine non isolate; l'umidità ambientale è sufficiente per far fiorire la ruggine su ami e ancorette nelle scatole delle esche.

Prendersi cura della propria attrezzatura fa parte del rituale della pesca tanto quanto la preparazione dei terminali o la scelta dello spot. È un momento di calma in cui si rivive l'uscita appena conclusa e si prepara il terreno per la prossima avventura. Un pescatore che cura i suoi strumenti è un pescatore che, sulla riva, avrà una preoccupazione in meno e una possibilità di successo in più.

Condividi su:

Seguici su Facebook