L'impegno per l'identità nazionale non è mai stato un percorso semplice per la leader del Movimento delle Bandiere, Azzurra Barbuto. Da quando ha deciso di scendere in campo per toccare la tematica cruciale dell'identità del Tricolore, la giornalista ha ricevuto diverse minacce, rendendo la sua battaglia non solo politica ma anche personale e ad alto rischio. Pertanto, la scelta di essere in piazza a Milano, oggi, sabato 29 novembre, è un gesto di notevole coraggio e determinazione, un'affermazione pubblica della sua volontà di non arretrare di fronte alle intimidazioni in difesa del vessillo italiano.
Durante la manifestazione odierna, Azzurra Barbuto ha ampliato il suo discorso sull'identità nazionale tracciando una netta analogia tra la difesa del Tricolore e la polemica a Genova sulla decisione di non allestire il tradizionale presepe in Comune.
Il Tricolore — simbolo dell'identità politica e nazionale — e il Presepe — baluardo dell'identità storica e culturale — sono per la leader pilastri gemelli e inseparabili della Nazione. Barbuto accusa che la rimozione della Natività configura un inaccettabile arretramento ideologico, un cedimento dettato dalla paura che riflette la stessa debolezza manifestata quando si permette al Tricolore di essere sminuito. Entrambi gli atti, secondo Barbuto, costituiscono un vero e proprio tradimento della tradizione italiana, camuffato dietro una presunta inclusività che in realtà è sottomissione.
Oltre alla battaglia per i simboli, la leader del Movimento delle Bandiere ha puntato il dito con forza contro l'emergenza sicurezza urbana, sollevando la questione del dilagare del fenomeno noto come "Maranza" che sta allarmando i cittadini in diverse città italiane, a cominciare da Milano. Barbuto ha descritto con profonda preoccupazione una realtà, ampiamente riportata dalle cronache, di alcuni quartieri e vie delle metropoli che risultano "lasciati in mano a bande di delinquenza", dove la microcriminalità, la violenza giovanile e il degrado minano la sicurezza dei cittadini e il tessuto sociale. Per la leader, questa insicurezza diffusa è un fatto concreto che richiede un intervento immediato.
In un passaggio cruciale del suo discorso, la leader del Movimento delle Bandiere ha voluto chiarire la sua posizione sul tema dell'immigrazione, prendendo le distanze da qualsiasi accusa di razzismo. Ha precisato che la sua critica non è rivolta agli immigrati in generale, ma esclusivamente a coloro che violano la legge. "Non siamo razzisti. Gli immigrati regolari che accettano e rispettano le nostre regole, i nostri valori e la nostra cultura sono ben voluti" ha affermato Barbuto. “Il problema non è chi arriva, ma chi arriva e porta violenza e illegalità, compromettendo la sicurezza e l'identità delle nostre città.” Con questa sottolineatura, Azzurra Barbuto ha dunque collegato la battaglia per i simboli (Bandiera e Presepe) alla battaglia per la legalità e la sicurezza, definendo la lotta contro la delinquenza urbana come parte integrante della più ampia difesa dell'identità e della dignità nazionale, essenziale per restituire tranquillità alle nostre metropoli.
Presepe, Firma e Vescovo: La Proposta d'Azione al Movimento delle Bandiere per Invertire la ‘Resa’
Dopo aver tracciato il quadro di una difesa identitaria così vasta, è ritengo opportuno invitare Azzurra Barbuto a concentrare le energie del Movimento delle Bandiere sulla vicenda di Genova. La sua critica, che definisce il mancato presepe una "resa identitaria", pone una sfida decisiva: far tornare il Presepe a Palazzo Tursi non sarebbe solo una vittoria culturale, ma la prova concreta che l'identità italiana non si limita a manifestare, ma può riconquistare i palazzi del potere. Se la difesa del Tricolore è un atto dovuto, far ripristinare la Natività diventa la cartina di tornasole della forza del movimento.
Per trasformare questa polemica in un trionfo tangibile, suggeriamo che il Movimento delle Bandiere lanci immediatamente una raccolta firme nazionale per chiedere il ripristino del presepe. Inoltre, per dare il massimo rilievo alla questione delle radici cristiane e culturali, la leader dovrebbe contattare direttamente il Vescovo di Genova per presentargli i risultati della raccolta firme e chiedere una sua autorevole intercessione. Contemporaneamente, preparare una manifestazione simbolica proprio a Genova davanti alla sede comunale, completerebbe il duplice sforzo — istituzionale/religioso e di piazza.
Questo impegno congiunto è necessario per dimostrare che la pressione popolare, guidata dalla determinazione della Barbuto, non accetterà che il cuore delle nostre tradizioni venga silenziosamente smantellato. La leader ha l'occasione di fare di Genova il campo di battaglia principale per le prossime settimane, trasformando la sua coraggiosa lotta in una vittoria simbolica e tangibile per tutti i cittadini.

