Un grande plauso va alla giornalista del TG4, Stefania Cavallaro, per l'ampio e doveroso spazio dedicato, sotto la supervisione editoriale del telegiornale, alla notizia che ha scosso Milano: la decisione del Sindaco Beppe Sala di annullare la tradizionale festa di Capodanno in piazza. La rilevanza del servizio è accresciuta dalla possibilità di ospitare figure di rilievo e di profonda analisi, come il Direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno.
La scelta di Sala non è solo una questione amministrativa, ma un segnale che tocca le corde più profonde della nostra cultura. Ed è qui che l'approccio giornalistico di Cavallaro ha permesso di aprire un dibattito fondamentale, andando oltre la semplice cronaca. La rinuncia a celebrare pubblicamente il Capodanno, al pari del Natale o di altre ricorrenze, non è un atto neutro. Queste festività rappresentano la memoria collettiva di una comunità e sono pilastri fondamentali della nostra identità culturale e nazionale. Le feste in piazza, in particolare, sono il momento in cui l'identità si manifesta nel modo più autentico. Partecipare a un evento di massa è un rito laico che consolida il senso di appartenenza; è l'atto di "essere" Milano, o "essere" Italia, in uno spazio condiviso, rafforzando così la comunità . Tali celebrazioni sono, inoltre, un ponte tra generazioni, una garanzia che i valori e le tradizioni vengano tramandati e celebrati, confermando la narrazione storica della città . Infine, festeggiare apertamente significa riappropriarsi degli spazi e affermare la supremazia della legalità e della gioia civile sulla paura. La piazza che celebra è la dimostrazione che la comunità è viva, unita e non intimorita.
Se l'intenzione del Sindaco è la sobrietà , l'effetto pratico è un'azione ben più grave: la rinuncia alla festa in piazza rischia di apparire come una resa istituzionale al crescente problema della sicurezza e del degrado giovanile. L'analisi critica è che la paura di non riuscire a controllare le "bande di giovanissimi" o i "maranza" ha portato l'Amministrazione a sottrarsi al proprio ruolo identitario. Invece di difendere e garantire il diritto al rito collettivo, si sceglie la ritirata.
Su questo punto, il Direttore de Il Tempo, Tommaso Cerno, ha espresso un pensiero lapidario: "Annullare il Capodanno non è sobrietà , è un atto di codardia istituzionale. Quando l'Amministrazione rinuncia a difendere il rito pubblico per paura dei 'maranza', non solo cede la piazza, ma consegna un pezzo della nostra identità a chi vuole solo il caos. Questa è una sconfitta morale che le telecamere del TG4 fanno bene a non ignorare". Questa ritirata lascia un vuoto simbolico che rischia di essere colmato non dalla sobrietà , ma dal disordine e dall'anonimato. Annullare una festa così importante equivale a rinunciare a un pezzo della propria identità civile per timore che essa venga profanata.
Un ringraziamento alla giornalista Stefania Cavallaro per aver dato ampio respiro a questa chiave di lettura, mostrando che il dibattito sulla sicurezza deve essere intrinsecamente legato alla difesa dell'identità e dei simboli nazionali. Il TG4 ha offerto un servizio essenziale, spingendo gli spettatori a riflettere su quanto sia fondamentale per una comunità che le istituzioni non si limitino a gestire l'ordinario, ma che difendano e promuovano i momenti di massima espressione della propria coesione sociale.

