Ci sono romanzi che raccontano una missione e romanzi che raccontano una metamorfosi. “1980 (Il Tempo si è fermato)” riesce a fare entrambe le cose, e lo fa con una delicatezza che sorprende. Bonini e Scrivani costruiscono un percorso di formazione in cui il tempo non è solo un elemento narrativo, ma un vero e proprio strumento di consapevolezza. Ogni viaggio, ogni salto temporale, ogni incontro con figure dotate di poteri unici diventa un tassello di un puzzle interiore. Riki è un protagonista che cresce pagina dopo pagina: attraversa paure, illusioni, desideri inconfessabili, e scopre che la vera sfida non è salvare l’umanità, ma imparare a decifrare sé stesso.
La scrittura di Scrivani e Bonini è limpida, empatica, immediata: anche nei momenti più intensi non perde mai la sua umanità. L’esperienza personale degli autori si percepisce, ma non pesa mai. Al contrario, dà al romanzo una vibrazione autentica. Il mondo costruito è credibile proprio perché non cerca la perfezione, ma l’emozione. E il risultato è una storia che parla sia agli adolescenti di ieri sia agli adulti di oggi, ricordandoci che la crescita non è un fatto anagrafico, ma un processo infinito.

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