Il romanzo di Federico Montoli si distingue per una qualità rara nel panorama fantasy contemporaneo: la capacità di trattare temi complessi con una scrittura diretta e immediata, senza rinunciare alla profondità. “Lo Sciamano Chiaro e lo Sciamano Scuro” non è un semplice viaggio in un mondo altro, ma un attraversamento simbolico delle paure più intime dell’essere umano. La clinica, ponte tra vita e morte, diventa il teatro di una ricerca che coinvolge non solo i protagonisti, ma anche il lettore, chiamato a confrontarsi con l’idea che la verità personale sia spesso nascosta dietro strati di ricordi manipolati o non compresi. I pazienti, costretti a rivivere scene del passato e a fronteggiare forze invisibili, scivolano lentamente verso un punto di rottura che apre alla trasformazione. L’incontro con gli Sciamani non è soltanto uno scontro tra bene e male: è una soglia, un rito, un invito a guardare dentro il proprio abisso. Il romanzo prende forza dai suoi simboli che diventano frammenti di un’unica domanda: quale parte di noi deve morire affinché un’altra possa rinascere? Montoli offre una risposta narrativa potente, costruendo un fantasy dal respiro esoterico e filosofico.

