Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Un museo-giardino con le opere di Calder a Philadelphia negli Stati Uniti

Condividi su:

Nel cuore di Philadelphia, città natale di Alexander Calder, apre al pubblico un luogo che ridefinisce il concetto stesso di museo, i Calder Gardens. Ideato come un’esperienza immersiva in cui arte, architettura e natura si fondono in un equilibrio poetico, il nuovo spazio rende omaggio a uno dei più grandi maestri del Modernismo, noto per aver portato il movimento nella scultura attraverso i suoi iconici mobiles e stabiles. Il progetto porta la firma dello studio svizzero Herzog & de Meuron, già autore di celebri architetture museali come la Tate Modern di Londra e la Fondation Beyeler di Basilea. Il paesaggio, invece, è stato concepito dal visionario Piet Oudolf, il giardiniere-artista olandese che ha trasformato in poesia botanica spazi urbani come la High Line di New York. Insieme, hanno dato vita a un luogo che più che esporre le opere, le fa respirare. I Calder Gardens si estendono su oltre 7.000 metri quadrati, dove percorsi sinuosi e spazi verdi dialogano con una serie di gallerie di cemento chiaro, attraversate da tagli di luce naturale. Le opere di Calder, dalle grandi sculture monumentali alle delicate composizioni sospese, emergono come presenze vive, in costante relazione con il vento, il sole e le ombre che mutano durante il giorno. In questo paesaggio architettonico, il visitatore non è semplice spettatore, diventa parte del movimento stesso che Calder ha sempre cercato di catturare. Ogni passo, ogni sguardo, ogni soffio di vento contribuisce a ridefinire l’esperienza dell’opera. È un museo che si muove, che cambia, che invita alla contemplazione e al gioco. Philadelphia non è una scelta casuale; è qui che Calder nacque nel 1898, in una famiglia di artisti che già aveva lasciato un segno nella storia della scultura americana. I Calder Gardens rappresentano dunque un ritorno alle origini, un cerchio che si chiude, dal laboratorio sperimentale dell’artista, dove nacquero le prime strutture mobili, a questo spazio aperto e vibrante che ne custodisce l’eredità. Come raccontano gli architetti, il progetto è stato pensato non come un contenitore di opere, ma come un paesaggio in cui l’arte si manifesta in modo organico, quasi naturale. “Abbiamo cercato di creare un luogo che Calder avrebbe potuto riconoscere come suo”, afferma Jacques Herzog. “Uno spazio dove il tempo, la luce e il movimento diventano materiali dell’architettura.” Il risultato è un giardino-museo che invita alla lentezza, all’ascolto, alla riscoperta del rapporto tra uomo e forma. Tra le erbe spontanee di Oudolf e le curve metalliche di Calder, si percepisce una tensione vitale, quella tra il rigore dell’ingegno e la libertà del caso, tra la scienza dell’equilibrio e la poesia del movimento. I Calder Gardens non sono solo un tributo all’artista, ma un gesto contemporaneo di fiducia nella forza dell’arte pubblica e condivisa. Un luogo dove l’immobilità del museo tradizionale lascia spazio alla danza silenziosa delle sculture al vento, restituendo al pubblico l’incanto di un’arte che, ancora una volta, si muove. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statsle di Belle Arti di Carrara.

Condividi su:

Seguici su Facebook