In apertura della nuova edizione di Arti Vive 2025, Soliera (MO) ha inaugurato un nuovo capitolo della propria identità urbana con l’arrivo di Lancia di Luce II, monumentale opera di Arnaldo Pomodoro, tra i massimi interpreti della scultura contemporanea. Alta sette metri, la scultura è stata collocata in Piazza Lusvardi, là dove per oltre quattro anni ha svettato l’Obelisco per Cleopatra. Il passaggio non è solo materiale, segna una trasformazione più profonda, un modo diverso di intendere il rapporto tra la città , i suoi abitanti e l’arte. Analdo Pomodoro ha sempre inteso la scultura come un dispositivo che interroga lo spazio, destabilizzandolo e al tempo stesso rendendolo familiare. Lancia di Luce II, con le sue geometrie possenti e la verticalità che sembra fendere il cielo, dialoga con la piazza e il Castello di Soliera non come semplice ornamento ma come architettura simbolica, punto di attrazione e di tensione. È un’opera che impone uno sguardo in alto, invitando chi visita Soliera a riconsiderare lo spazio pubblico come luogo di esperienza estetica e riflessione collettiva. Sostituire un’installazione che aveva già ridefinito la piazza con un’altra non è mai un gesto neutro. Si chiude un ciclo, se ne apre un altro. Ma ciò che colpisce è la capacità di Soliera di mantenere un filo conduttore, la scelta di ospitare sculture monumentali di forte impatto visivo e simbolico diventa dichiarazione programmatica. Non si tratta di episodici innesti, ma di un percorso, sostenuto dal Comune, dalla Fondazione Campori e dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro, e reso possibile anche dal sostegno delle realtà imprenditoriali locali. L’arte, dunque, non come lusso, ma come investimento a lungo termine nella costruzione di senso e identità . Nel dibattito contemporaneo, l’arte pubblica oscilla spesso tra due rischi, da un lato la riduzione a puro arredo urbano, dall’altro l’incomprensibilità che la confina a oggetto per pochi. Lancia di Luce II sembra sfuggire a entrambi, monumentale ma leggibile, enigmatica ma accessibile. È un segno che educa lo sguardo, che invita al dialogo senza imporsi con autorità retorica. In questo senso, l’operazione di Soliera appare come un atto pedagogico, la comunità cresce a contatto con l’arte, impara a riconoscerne il linguaggio e a viverla come parte integrante della propria quotidianità . Arti Vive ha dimostrato negli anni che anche un centro di provincia può diventare palcoscenico di linguaggi contemporanei e attrarre un pubblico ampio e curioso. Con l’arrivo di Arnaldo Pomodoro, la piazza di Soliera si conferma non solo spazio urbano, ma laboratorio culturale, un luogo in cui l’arte non si contempla soltanto, ma si abita, si vive. Lancia di Luce II non è solo una nuova presenza monumentale, ma un tassello di una narrazione più ampia, quella di una città che ha scelto di crescere attraverso la cultura. L’eredità di Analdo Pomodoro si innesta così nel tessuto di Soliera, dando forma a un orizzonte che non si esaurisce nell’oggi, ma proietta la comunità verso il futuro. In fondo, ogni opera d’arte pubblica è anche una promessa, che il bello, il simbolico, il critico possano convivere nello spazio della quotidianità . Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

