Pittore, fotografo, cineasta, ma soprattutto sperimentatore visionario, Man Ray torna protagonista in Italia con una grande mostra che promette di essere tra gli appuntamenti più attesi della stagione culturale; dal 24 settembre 2025 all’11 gennaio 2026, Palazzo Reale dedica all’artista americano la retrospettiva “Forme di Luce”, un viaggio attraverso l’opera di uno dei più rivoluzionari protagonisti del novecento.
Emmanuel Radnitzky, conosciuto come Man Ray, nacque a Philadelphia nel 1890 e fin dagli esordi mostrò un interesse trasversale per le arti visive. Dopo un primo periodo negli Stati Uniti, entrò in contatto con Marcel Duchamp nella New York dadaista: un incontro che lo introdusse definitivamente al linguaggio dell’avanguardia, ma è a Parigi che l’artista trovò la sua vera patria creativa, entrando in relazione con il circolo dei surrealisti e stringendo legami con figure come André Breton e Paul Éluard. La capitale francese gli offrì anche la possibilità di collaborare con il mondo della moda e della fotografia editoriale, senza mai rinunciare alla sua vocazione sperimentale. In questo contesto conobbe la fotografa e modella Lee Miller, che divenne non solo musa ispiratrice ma anche compagna sentimentale. Se la pittura e il cinema furono campi di ricerca importanti, fu la fotografia a consacrarlo come un innovatore radicale. Man Ray fu tra i primi a liberare l’immagine fotografica dal ruolo puramente documentario, trasformandola in materia creativa. Tra le sue invenzioni più celebri vi sono le “rayografie”, ottenute ponendo oggetti direttamente sulla carta fotosensibile e impressionandoli con la luce e le solarizzazioni, che producevano effetti di inversione tonale; tecniche che non solo affascinarono i suoi contemporanei, ma aprirono nuove possibilità espressive per le generazioni successive. “Forme di Luce” raccoglie un corpus imponente di stampe originali, negativi, collage e documenti, offrendo al pubblico una panoramica ampia e articolata della sua opera. Il percorso espositivo è organizzato per nuclei tematici: dai primi esperimenti dadaisti alle iconiche immagini surrealiste, dai ritratti delle sue muse ai lavori più concettuali. Non mancano i celebri nudi, le fotografie di moda e gli esperimenti cinematografici, che rivelano la sua costante tensione verso l’innovazione e il superamento dei confini tra i linguaggi artistici. La retrospettiva milanese sottolinea come Man Ray sia stato un artista “fuori dal tempo”, capace di anticipare temi e forme che avrebbero trovato piena risonanza solo decenni dopo. La sua capacità di unire poesia, ironia e rigore tecnico lo rende ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per chi si interroga sul rapporto tra arte e immagine. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

