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INTERRUZIONI di Camilla Ghedini, con Carmen Di Marzo al Teatro Lo Spazio

Dal 15 al 18 Febbraio

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Anche se succede raramente che una madre possa uccidere il suo
bambino, ciò suscita sgomento e profonda angoscia collettiva. Colpire
un essere innocente ed indifeso è di per sé inaccettabile per la nostra
società ed è ancora più detestabile quando la morte avviene nel luogo
in cui il bambino si aspetta riparo, la famiglia, e per mano di chi è
geneticamente e culturalmente programmato per proteggere la prole
ed accudirla fino al raggiungimento dell’autonomia.
Nonostante la violenza che ci circonda non siamo culturalmente
pronti ad accettare che una madre, polo affettivo e punto di
riferimento per il figlio e per la sua crescita, possa togliergli la vita.
Ecco perché quando si verificano questi delitti si pensa a una madre
“matta”, che ha ucciso a causa di una qualche infermità di mente. Di
semplifica col cosiddetto 'raptus'.
Sarebbe fondamentale accettare, con il cuore e non solo
razionalmente, il fatto che il bene ed il male coabitano così come il
desiderio di creare e quello di distruggere. Infatti, anche se il giudizio
popolare vuole vedere in questi atti esclusivamente l’espressione della
mano della follia, sappiamo che non sempre questi comportamenti
nascono in un clima di malattia ma vi sono casi in cui ad essere
patologici sono l’ambiente familiare e le sue dinamiche. Nel nostro

Paese si calcolano circa 25 infanticidi/figlicidi l'anno. Si parla di
infanticidi quando il bimbo ha meno di un anno, figlicidio tra 1 e 8
anni. Oggi il fenomeno riguarda anche uomini, che spesso si tolgono
la vita. Dal 2010 ad oggi, in Italia sono stati uccisi 268 bambini. Nel
solo 2022, ricordiamo il caso di Davide Paitone, 40 anni, che uccide il
figlio di 7 e tenta di uccidere la moglie; Martina Patti, 23, che uccide
la figlia di 5 e ne denuncia il rapimento; Alessia Pifferi, che ha lasciato
la figlia sola a casa facendola morire di stenti. Eventi che
meriterebbero un approfondimento sul 'perché' oltre il dato di
cronaca. Sul tema, Ghedini ha organizzato nel 2022 un corso per
l'Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, che vede tra i relatori
psichiatri, criminologi, giornalisti.

SINOSSI E NOTE DI REGIA
di Paolo Vanacore

In scena, a destra, un tavolo con microfono dove siede l’imputata
accusata di figlicidio. A sinistra l’interno dell’abitazione del Pubblico
Ministero, pochi elementi ma di lusso: un piccolo divano, un tavolino,
accessori. I due ambienti sono divisi da uno specchio.
Lo spettacolo inizia con il processo, l’imputata è seduta al tavolo dal
quale non si alzerà mai, indossa una divisa da reclusa. La recitazione è
basata su diversi registri espressivi caratterizzati dall’immobilità fisica
cui è costretta l’imputata. Non può alzarsi dal tavolo, è sotto
interrogatorio. Quelle che dovevano essere una serie di domande a
senso unico che avrebbero portato a un finale già stabilito si
trasformano invece in un racconto intimo e appassionato, una
narrazione che sconvolge i presenti, il Pubblico Ministero in particolare.
Emergono le motivazioni che hanno portato l’imputata a commettere il
figlicidio, un’atmosfera rarefatta nella quale risuonano le parole della
donna, parole che ribaltano il pensiero comune, un punto di vista
diverso. La parte destra del palco è illuminata con una luce ghiaccio,
simile al neon delle aule di tribunale. La parte sinistra è completamente
al buio. Al termine del racconto l’imputata si alza, musica di fondo, i
suoi movimenti sono sospesi nel tempo, una sorta di limbo nel quale
avviene la metamorfosi, si avvicina allo specchio e lentamente veste i
panni del Pubblico Ministero dopodiché attraversa lo specchio ed entra
nella sua abitazione. Buio totale sulla parte destra. Luce calda che
proviene da una bella ed elegante lampada, il PM si toglie la toga, le

scarpe, poi si siede sul divano. È ancora turbata dal racconto
dell’imputata. Lei, che non ha voluto figli, per scelta. Lei, figlia unica.
Lei, che ha sempre avuto un rapporto difficile con la propria madre. La
regia tenderà a evidenziare il doppelgänger di noi stessi, l’altra parte di
sé, il cosiddetto gemello - solo apparentemente? - maligno, il nostro più
autentico specchio dell’anima.

Chi siamo:
PROGETTARTE associazione culturale costituita nel 2000, persegue
esclusivamente finalità di promozione della cultura e dell'arte per la
diffusione e la conoscenza di ogni forma artistica, con particolare
attenzione al linguaggio teatrale.

Note curriculari:
CARMEN DI MARZO: Attrice e cantante professionista. Ha una formazione artistica
estremamente completa e poliedrica. Lavora dividendosi da quasi 20 anni tra cinema e teatro e ha
preso parte a grosse compagnie di prosa e di musical, spaziando moltissimo dalla drammaturgia
classica a quella contemporanea. Tra i lavori teatrali più recenti ricordiamo “Il Berretto a Sonagli”
con Pino Caruso/Gianfranco Jannuzzo regia di Francesco Bellomo con cui ha girato dappertutto e
i suoi due monologhi con cui ha riscosso grandi consensi di pubblico e critica in tutta Italia: “Rosy
D’Altavilla. L’amore oltre il tempo” ( in scena dal 2016) regia di Paolo Vanacore e direzione
musicale del Maestro Alessandro Panatteri e “14 Wo(man)” ispirato alla storia vera della serial
killer inglese Joanna Dennehy, sempre con gli stessi fedeli collaboratori, attenzionato anche da
RAI5 per la prestigiosa rubrica teatrale nazionale “Save The Date” e da cui è stato tratto anche un
cortometraggio per la regia di Michele De Angelis. Tra i lavori cinematografici più importanti
ricordiamo i due film “Viva l’Italia” e “Confusi e Felici” per la regia di Massimiliano Bruno, il
cortometraggio pluripremiato e vincitore nel 2012 del Nastro d’argento “Uno Studente di nome
Alessandro” regia Enzo De Camillis, “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio” con l’Orchestra di Piazza
Vittorio regia Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu, l’esilarante commedia “Gomorroide” con I
Ditelo Voi regia Francesco Prisco, il film “Arrivano i prof” con Claudio Bisio regia di Ivan
Silvestrini, il cortometraggio pluripremiato da protagonista “Conciliare Stanca” regia di Francesco
Zarzana sul tema del femminicidio, il docufilm “L’Incanto e la Delizia”, nel ruolo di Vittoria
Farnese sempre per la regia di Francesco Zarzana e il docufilm “Ologramma”, che vede
protagonista una straordinaria orchestra composta da ragazzi con diverse abilità disponibile su
RaiPlay. Ha girato per la televisione Ie fiction "I Bastardi di Pizzofalcone 3" regia di Monica Vullo e
“Il Commissario Ricciardi 2” regia di Gianpaolo Tescari, ed è nel cast della serie di successo “Mare
Fuori 4” regia di Ivan Silvestrini.
PAOLO VANACORE, classe 69, scrittore, autore e regista napoletano, vive a Roma, laureato in
Discipline dello Spettacolo presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza.
Ha pubblicato romanzi, racconti (Mondadori, Castelvecchi, Giulio Perrone, Edilet, Edizioni della
Sera) e fiabe per bambini (Sillabe, Tempesta). In campo teatrale e cinematografico scrive e dirige
film e spettacoli prediligendo tematiche sociali e di impegno civile, nonché ambiti storico-letterari
o spettacoli di teatro-canzone. Per il cinema ha collaborato con Agostino Ferrente e Giovanni
Piperno nel docufilm “Le cose belle” (Giornate degli Autori, Mostra del Cinema di Venezia 2014),
con Michele De Angelis in qualità di sceneggiatore per cortometraggio “14” tratto da una sua
fortunata pièce teatrale, è inoltre regista di cortometraggi e videoclip musicali. Ha ricevuto

prestigiosi riconoscimenti (Premio Studio 12 per il Teatro, 2006 - Premio Nazionale Equilibri 2018,
Premio Letteratura Teatrale Spoleto Art Festival 2019, Premio Vallecorsi per il Teatro, 2022). Ha
frequentato la Scuola di Scrittura Omero di Vincenzo Cerami e il Master di Regia presso
l’Accademia Europea delle Arti e dello Spettacolo.
ALESSANDRO PANATTERI, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra. Nel 1980
ottiene la segnalazione al premio internazionale “Reine Maria José” di Ginevra. Nel 1991 fonda la
Alexander’s Ragtime Band; con essa compie tournée italiane ed europee collaborando con
prestigiose istituzioni concertistiche. Dal 1995 al 1998 è ospite ogni anno del Festival di Musica
Colta Afroamericana, a Pescara per prime esecuzioni italiane o assolute. Nel 1997 viene chiamato
da Ennio Morricone a comporre alcuni brani per “La Leggenda Del Pianista sull’Oceano” di
Giuseppe Tornatore. È pianista dell'Orchestra Italiana del Cinema; con essa partecipa, nell'aprile
2011, al “1° Beijing Film Festival “di Pechino, diretto da Nicola Piovani. Compone musiche di
scena per diversi spettacoli teatrali, collaborando con vari registi e attori, tra cui Maurizio
Scaparro, Mario Scaccia, Giorgio Albertazzi, Beppe Navello, Myriam Tanant, Gigi Proietti, Piero
Maccarinelli, Robert Talarczyk, Andrea Baracco, Emiliano Bronzino, Ugo Gregoretti, Paolo
Vanacore, Mariano Rigillo, Giancarlo Sammartano. Dal 2008 di esibisce anche in Trio e in
Quartetto.
CAMILLA GHEDINI: Giornalista professionista, docente a contratto al Master di Giornalismo
Alma Mater Bologna, ha uno studio di comunicazione - omonimo - in cui si occupa di politica,
sanità, economia. Membro della Commissione per gli esami di Cultura generale dell’Ordine dei
Giornalisti Emilia-Romagna, relatrice ai seminari per la formazione dell’Ordine dei Giornalisti
dell’Emilia-Romagna su temi sociali, componente del Comitato Scientifico dell'Istituto di Storia
Contemporanea di Ferrara, compie come autrice gli approfondimenti che la professione, per
velocità, non consente. Ha scritto di macro-temi di interesse sociale, tutti ampiamente recensiti e
segnalati, tra cui appunto INTERRUZIONI (Giraldi Editore 2016), riedito nel 2018 con introduzione
di Mina Welby, da cui è stato tratto l'omonimo spettacolo teatrale patrocinato dall'Associazione
Coscioni che ha debuttato a MIlano nel 2018 con Spericolata Quinta. TRa gli altri testi, Il mestiere
più antico del mondo? (Elliot, 2016), antologia sulla prostituzione con più autori, tra cui Dacia
Maraini), di cui ha curato la prefazione storica e due racconti. Nel 2012, all’indomani del
terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna, ho lanciato il tweet Libri per tendopoli, raggiungendo
tutte le case editrici italiane, oltre che associazioni e privati, ha raccolto 21mila346 libri poi
distribuiti a tendopoli, biblioteche, parrocchie, scuole dell’Emilia-Romagna, oltre che al carcere di
Ferrara. Ha collaborato negli anni con vari quotidiani e periodici, tra cui Il Sole 24 Ore, Noi Donne,
Qn-Il Resto del Carlino.
ALESSANDRA BRAMANTE: psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo cognitivista, criminologa
clinica e dottore di ricerca in neuroscienze. Nata a Biella vive e lavora ormai dal 2002 a Milano.
Lavora da anni con donne in gravidanza e post partum con problematiche psichiatriche e, in
ambito forense ha analizzato più di 100 casi di perizie psichiatriche sui casi nazionali di figlicidio
e periziato numerose donne figlicide. Durante il dottorato di ricerca ha svolto una tesi sulla
prevenzione del figlicidio materno. Presidente della Società Marcé Italiana per la Salute Mentale
Perinatale. Relatrice in numerosi congressi nazionali ed internazionali. Autrice di varie
pubblicazioni scientifiche sulla psicopatologia perinatale, sul figlicidio materno e paterno.

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