Addio alla coscienza letteraria anti-apartheid

Si è spenta a 90 la scrittrice sudafricana Nadine Gordimer

pubblicato il 15/07/2014 in Arte e Cultura da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua

14 luglio 2014. Un anno dopo Mandela, il profeta e regista politico del post-apartheid, il Sudafrica perde anche l’”Omero in gonnella” dell’integrazione razziale, a causa di un cancro al pancreas. Pur essendo bianca, infatti, fin da piccola Nadine Gordimer sviluppò una spiccata sensibilità per il tema della condizione dei neri nel suo Paese. La sua passione civile si concretizzò, negli anni universitari, nell’adesione all’African National Congress, il partito di Mandela, e alla questione dell’apartheid continuò a dedicare le sue energie anche negli anni della maturità: nel 1987, insieme ad altri intellettuali sudafricani, fondò il Congress of South African Writers, un’associazione volta a promuovere la cultura dell’integrazione attraverso una letteratura  di impegno. Proprio mentre Mandela lottava per una società sudafricana più giusta  con le scelte di vita e le strategie di lotta, la Gordimer e gli altri scrittori del suo gruppo perseguivano lo stesso obiettivo penetrando col messaggio della letteratura nell’animo delle masse: e nella sua storia di scrittrice non si può dire che la Gordimer non abbia esplorato la sensibilità di un pubblico molto vario, a partire da quello infantile (il suo esordio nel 1937 è nella letteratura per bambini). La consacrazione come donna di lettere la ricevette con il Nobel del ’91, un anno dopo la liberazione di Mandela; ma quella come donna tout court l’aveva avuta già nel 1954, quando iniziò il felicissimo matrimonio con il commerciante d’arte Reinhold Cassirer, il secondo della sua vita. Una lunga, profonda storia d’amore, interrotta solo dalla morte di lui nel 2003 per un enfisema.  

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