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Charles Bukowski nasceva il 16 Agosto 1920

La vita e l'opera dell'ultimo poeta maledetto

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“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”

Se si dovesse scegliere una parola per descrivere Charles Bukowski e la sua arte, probabilmente sarebbe "distruzione". La sua opera sconvolse i benpensanti e pateticizzò i letterati; è uno schiaffo in faccia all'aulica ricerca poetica. La vita e il successo di Bukowski dimostra che a volte basta essere sinceri per essere ascoltati.

Era poco più di un infante quando insieme alla famiglia lasciò la Germania per trasferirsi a Los Angeles, lasciando la moderata e contenuta vita europea per il caos metropolitano. Probabilmente lo shock culturale per i genitori fu fortissimo, tanto da impedire al bambino di avere una vita sociale: il giovane Charles passava le giornate chiuso in casa, da solo. 

Se sia stata colpa dei genitori o la sua stessa indole non è dato saperlo, fatto sta che Bukowski era un bambino schivo e ritirato, escluso dai giochi e dalla vita scolastica. Crescendo diventò sempre più ribelle, tant'è che a tredici anni iniziò a bere. L'alcol fu una costante nella sua vita.

Già allora, piccolo ragazzo che si intrufolava nei bar, portava con se un taccuino su cui scriveva. La sua scrittura era tagliente, grezza e violenta: era come un pittore che senza troppo riguardo distende colore sulla tela con pennellate forti di colore puro.

Si diplomò senza troppo entusiasmo; nonostante la sua intelligenza, non fu mai un accademico. 

La sua vita e la sua indole non si conformava nemmeno alla noiosa mondanità borghese, perciò a ventanni lasciò la casa del padre, e iniziò così il suo vagabondaggio.

Le sue giornate si susseguivano negli eccessi, spesso si svegliava stranito su qualche panchina del parco. Fece lavori saltuari, amò molte donne, bevve e, ovviamente, scrisse. Sapeva di essere bravo a scrivere, e sottopose i suoi lavori a delle riviste underground che furono felici di pubblicarle. Scriveva per rabbia. L'indifferenza e ipocrisia della gente lo disgustava, così come l'incapacità di costruire rapporti significativi. Si sentiva sentiva solo e incompreso, e lo era.

I suoi racconti e le sue poesie sono crude e autentiche; raccontano di un mondo sotterraneo ignorato dallo sguardo di chi non vuole vedere. Lo squallore delle corse dei cavalli, il sudiciume dei ritrovi dei senzatetto e la sguaiata baldanza delle prostitute di strada: Bukowski da dignità a ciò che si nasconde all'ombra della luce di Los Angeles, sbeffeggiandosi di chi pateticamente vive il "sogno americano".

Passarono gli anni e Bukowski invecchiava. La vita di strada lo iniziò a logorare, e perciò si piegò al lavoro d'ufficio al Postal Office. Visse così l'incubo da cui aveva cercato di rifuggire: la monotonia dell'ufficio, la falsa cortesia di chi vede ma non guarda. La sua penna diventò ancora più velenosa, e anche il suo utilizzo di alcool. Quel periodo ispirò l'antologia di racconti chiamati "Post Office".

Intanto iniziò a collaborare con la rivista "Open City". La sua rubrica "Taccuino di un vecchio sporcaccione" divenne apprezzatissima tra i fomentatori della protesta giovanile del '68. 

Il '69 portò grande fortuna alla vita dello scrittore, che intanto anelava di potersi dedicare solo alla scrittura. Incontrò un manager letterario, John Martin, che gli propose di lasciare il Postal Office e di scrivere a tempo pieno: Martin si sarebbe occupato della parte organizzativa, dei contatti con riviste ed editori, e avrebbe dato un assegno mensile a Bukowski per i diritti d'autore. 

Il manager stampò dei libretti con le opere del suo assistito, ed andarono a ruba. Perciò, conscio del futuro successo, fondò la "Black Sparrow Press", dove pubblicò tutte le opere di Charles Bukowski. Il successo mondiale arrivò in pochissimo tempo.

Le sue opere si diffusero prima in Europa, e dopo fecero breccia negli Stati Uniti. Probabilmente il modo critico con cui Bukowski parlava della sua stessa gente aveva offeso diversi lettori, ma era comunque il periodo della rivoluzione culturale, degli hippies e della ribellione, e Bukowski era l'ultimo poeta maledetto.

Incontrò una donna, Linda Lee. Grazie a lei, Bukowski mise un freno alla sua vita spericolata e alla sua vena autodistruttiva: Lee riuscì a limitare la sua assunzione di alcol, a curarne l'insonnia, a mitigarne i malumori. Linda "addomesticò" Charles Bukowski con delicatezza e rispetto, con l'unico intento di salvargli la vita.

Il periodo del vagabondaggio era finito, ormai Bukowski era ricco e viveva in una bellissima casa, con una donna che lo amava. Finalmente trovò la serenità, anche se i suoi scritti rimasero sempre sferzanti e sarcastici.

Si ammalò di tubercolosi nel 1988 ma non smetterà mai di scrivere fino alla morte, il 9 Marzo 1994.

Gli aforismi di Bukowski sono tra i più citati sui social, specialmente tra i giovani adulti. La sua opera è stata mangiata e sputata dalla gente che peggio sopportava: i conformisti. Bukowski ha scritto di alcool, sesso e squallore perché ne conosceva i demoni e per cercare di sradicare il perbenismo e l'ipocrisia. Eppure oggi la sua eredità è nelle mani dei social network, la vetrina per eccellenza, la fiera dell'ipocrisia.

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