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Oggi si venera San Massimiliano Maria Kolbe

Patrono degli obiettori di coscienza, dei pacifisti e dei radioamatori

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San Massimiliano, nato Rajmund Kolbe, fu a tutti gli effetti un eroe moderno. La sua Santità infatti non è legata solo al suo coraggio nella fede e nell'accudimento e difesa dei deboli, ma ad una vera e propria azione da dissidente contro la guerra, le dittature e le ingiustizie.

Nacque nel 1894 in una cittadina polacca, da una famiglia estremamente religiosa. Essendo poveri, ai genitori fu possibile mandare a scuola solo il primo figlio. Rajmund era l'ultimogenito, e attinse istruzione dal sacerdote e dal farmacista del paese. Fu però intelligentissimo e veloce nel ragionamento, non incline alla manipolazione: un libero pensatore già da giovanissimo, caratteristica che lo accompagnerà per tutta la vita.

La tradizione attribuisce la sua vocazione ad una apparizione della Vergine, che ebbe mentre pregava nella chiesa di San Matteo a Pabianice (dove la famiglia si era trasferita). La Madonna offrì due corone a Rajmund: una di rose bianche, simboleggianti la verginità, e una di rose rosse, in simbolo del martirio. Il ragazzo le prese entrambe.

Non avendo possibilità di studiare ma essendo particolarmente portato, ricevette la proposta di andare a formarsi in un Convento di Frati Minori a Leopoli. I genitori furono felici di dargli questa occasione. Dopo che lui si allontanò da casa, sua madre divenne suora con il consenso del marito che era un patriota, e partì per arruolarsi tra i partigiani e cercare di riunire la Polonia (all'epoca spartita tra austriaci, tedeschi e russi). Non fece mai ritorno.

Studiando, Rajmund si appassionò a San Francesco, e decise di farne il suo modello di vita. Volle abbracciare gli ideali di povertà e di servizio agli altri. Il 4 settembre 1910 iniziò il noviziato e abbracciò il nome di Massimiliano, e una volta finito andò a studiare teologia a Roma.

Mentre era nella capitale fondò un gruppo di religiosi che potessero diffondere la parola di Dio e opporla a ciò che in quel periodo stava corrompendo il mondo: dittature, guerre, poteri occulti e modernismo. Fondò così la Milizia di Maria Immacolata. Il suo sogno fu quello di convertire più persone possibili al vero messaggio Divino, alla bontà e al pacifismo.

Al contempo, però, si ammalò di tubercolosi. La malattia l'accompagnò fino alla morte, ma nonostante ciò, Massimiliano non si risparmiò: il 28 Aprile 1918 fra Massimiliano vestì gli abiti da sacerdote e, ritornato in Polonia si dedicò al sacerdozio, nonostante facesse fatica a parlare per troppo tempo.

Nel frattempo, tra visite al sanatorio obbligate dalla malattia e preghiera, iniziò a maturare in lui un progetto che prese vita nel 1922. Massimiliano si procurò vecchie strumentazioni per la stampa e le installò in un piccolo paese a 600 km da Cracovia, dando vita al "Cavaliere dell'Immacolata", la rivista ufficiale della Milizia. Il giornale, con parole semplici, si esprimeva a favore di una vita semplice e giusta, secondo i dettami francescani, e si esponeva anche contro la corruzione del tempo. Con suo grande stupore, il giornale ebbe enorme successo tra i giovani, tant'è che in molti vollero far parte del progetto e alcuni si fecero frati. 

Nel 1927, decise di fondare un monastero: lo chiamò Città dell'Immacolata, ed a tutti gli effetti fu un piccolo borgo, che iniziò a crescere a dismisura. Sempre più era la gente attratta dalle belle parole de "Il Cavaliere", tant'è che anche la sezione stampa si allargò e nacquero altri sette periodici: la stampatrice iniziò a sfornare giornali giorno e notte, e venne aperta anche una stazione radio.

Instancabile, per Massimiliano non fu abbastanza. Si recò in Giappone dove, nei pressi della città di Nagasaki, fondò un'altra Città dell'Immacolata, che dopo lo scoppio della bomba dette rifugio ai poveri innocenti vittime della violenza della guerra.

Quando tornò in Polonia, la trovò invasa dai nazisti. Le SS ordinarono l'abbandono della Città dell'Immacolata, e Massimiliano esortò i suoi a partire, per paura che venisse fatto loro del male. Lui però rimase, insieme a quaranta suoi seguaci: vennero arrestati il 19 Settembre 1938, ma inaspettatamente liberati pochi giorni dopo. Quando uscì, sordo alle minacce dei nazisti, il parroco tornò alla sua Città e dette rifugio non solo ai suoi seguaci, ma anche a rifugiati ed ebrei. Fu scoperto, e rimesso in carcere. Venne deportato nel campo di Auschwitz.

Lì San Massimiliano condivise con gli altri prigionieri enormi sofferenze. Dovette abbandonare il suo saio, perché sembrava facesse adirare tantissimo le guardie. Ricevette il numero di matricola 16670. Eppure, anche allora, non smise mai di dedicarsi agli altri e di dare il suo conforto.

Venne trasferito al blocco 14, e dopo qualche giorno un prigioniero riuscì a fuggire. Secondo la legge del campo, per ogni prigioniero fuggito, dieci dovevano essere messi in una stanza senza cibo e acqua fino alla morte. Tutti tremarono quando l'ufficiale andò a scegliere i dieci designati. 

L'ufficiale scelse un uomo, che pianse per la sua famiglia. Allora San Massimiliano fece un passo avanti, e propose alla guardia di prendere il suo posto. Forse colpito da tale coraggio, la guardia acconsentì.

Dalla buia cella dov'era stato rinchiuso insieme ad altri nove non si sentirono grida e lamenti, ma canti e preghiere. San Massimiliano teneva alti gli spiriti anche in quel funesto momento. Dopo quattordici giorni, le guardie aprirono la cella.

In quattro erano ancora in vita, uno di loro era San Massimiliano.

Dato che la cella serviva per altri prigionieri, le SS fecero ai quattro rimasti un'iniezione letale al fenolo. Il francescano tese il braccio e invocò Ave Maria.

Il testimone che ha assistito agli ultimi momenti di vita del Santo racconta che lo trovarono poco dopo "appoggiato al muro, con la testa inclinata sul fianco sinistro e il volto insolitamente raggiante. Aveva gli occhi aperti e concentrati in un punto. Lo si sarebbe detto in estasi".

Morì il giorno prima della celebrazione dell'Assunzione di Maria, che amò tantissimo, e che sempre chiamò "dolce mamma".

Del suo corpo non rimase nulla: fu bruciato nel forno crematorio, e le sue ceneri si mischiarono a quelle di migliaia di altri innocenti.

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