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Accadde Oggi: nacque Emiliano Zapata

Il rivoluzionario che liberò il Messico dalla dittatura di Diaz

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Emiliano Zapata nacque nel 1879, fu un rivoluzionario anarchico messicano. 

Nacque durante il regime di Porfirio Diaz che, incurante delle necessità della gente più povera, attuò una violenta espropriazione delle terre dei contadini in favore dei ricchi latifondisti. Penultimo di dieci figli Emiliano Zapata nacque ad Anenecuilco, in una famiglia indigena molto povera, messa in ginocchio proprio dalle nuove misure di Diaz. Per questo il giovane Zapata dovette interrompere gli studi non ancora adolescente e dedicarsi al lavoro nei campi. Quando rimase orfano, però, due vecchi suoi maestri, Pablo Torres Burgos e Otilio Montano, si occuparono di lui: diedero a Zapata libero accesso alle loro biblioteche private, ed è proprio tra quei libri che il ragazzo sentì parlare per la prima volta di rivoluzione e anarchia. 

Divenuto ormai un uomo, Zapata iniziò a studiare le carte e farsi portavoce dei diritti degli indigeni. Perciò nel 1909 venne eletto sindaco. Arrivate le elezioni governative, il sindaco si schierò a favore dell'esponente dell'opposizione al governo, che perse. Vedendo così sfumare le speranze di ottenere dei risultati seguendo una via lecita, Zapata prende esempio dallo stato e passa ad una ridistribuzione forzata delle terre ai contadini.

Contemporaneamente a Zapata, sono diverse le figure di spicco che iniziarono a ribellarsi con la lotta armata. Francisco Madero, leader dei "liberali e democratici", iniziarono la lotta armata, e Zapata si unì a loro. A nord, invece, Pancho Villa conquistava un latifondo dietro l'anno, vittoria dopo vittoria.

Zapata ottenne nel 1911 la rinuncia delle pretese dittatoriali da parte di Diaz; ma la rivoluzione era ancora agli inizi. Il rivoluzionario si scontrò con Madero, a cui interessava principalmente la borghesia e non si curava dei contadini. Perciò, Zapata ideò una strategia, un piano detto "di Ayala", che faceva sembrare i suoi uomini molto più numerosi.

Il Piano di Ayala consisteva a conti fatti in guerriglia urbana: le unità mobili del suo esercito agivano con delle imboscate agli accampamenti e distaccamenti militari di Diaz, per poi scappare e disperdere le tracce.

Nel 1914 i rivoluzionari tentano di dare una linea più politica alle loro azioni con una Convenzione, che però non verrà mai siglata. Venustiano Carranza, rappresentante della borghesia agraria, si ritirò dalla rivoluzione quando sentì che Zapata voleva la destituzione di Diaz e chiedeva privilegi per i contadini. Il governo Diaz, intanto, traballava. Nel Dicembre dello stesso anno, Zapata e Poncho Villa entrano in trionfo a Città del Messico, sventolando la bandiera della Madonna di Guadalupe, protettrice degli indigeni.

A Zapata fu offerto la poltrona da presidente, ma declinò. Divenne invece il "sindaco" di un esperimento politico, la Comune di Morleos. Lo statuto della città era gestita da una democrazia diretta che vedeva gli zapatisti dare vita ad una ridistribuzione non solo della terra, ma anche del potere decisionale al popolo indigeno.

Purtroppo però, al nord, Poncho Villa venne sconfitto, e i seguaci del dittatore intravidero uno spiraglio per colpire Zapata. Il 10 Aprile del 1919, il rivoluzionario, ormai divenuto un eroe in tutto il Messico, viene assassinato da un suo amico per conto di Venustiano Carranza, suo vecchio nemico. 

Emiliano Zapata è considerato un eroe nazionale messicano, colui che ha avuto il coraggio di ridare dignità ai contadini indigeni, per lungo tempo dimenticati.

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