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Oggi si venerano Santi Aquila e Prisca

Una coppia di devoti che aiutò San Paolo a rischio della vita

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Aquila e Prisca (giudeo lui, romana lei) era marito e moglie. Le uniche notizie che abbiamo su di loro derivano dagli scritti e dagli scambi epistolari di San Paolo Apostolo.

Aquila, originario del Ponto (attuale Turchia) emigra a Roma dove si innamora di Prisca e con lei apre una fabbrica di tendaggi. Di religioni diverse, trovano un accordo nella spiritualità quando entrambi decidono di convertirsi al cristianesimo.

Purtroppo però, un editto dell'imperatore Claudio nel 49 li spinge a lasciare la loro casa e partire: l'editto espulgeva tutti i nati giudei, accusati di fomentare la rivolta. Furono costretti a trasferirsi a Corinto.

E fu proprio a Corinto che fecero amicizia con San Paolo. Era il 50 dC e l'apostolo tornava da un lungo viaggio; trovò nella coppia degli amici sinceri, disposti ad accoglierlo in casa loro e spezzare con lui il pane. Lo avrebbero ospitato volentieri, ma Paolo insistette per lavorare, e quindi insieme alla coppia condivise anche la fatica del tessitore.

Quando Paolo decise di tornare in Siria nel 54, Prisca e Aquila lo accompagnarono per un tratto, e si stabilirono ad Efeso. Lì, la loro casa diventò il luogo di ritrovo dei cristiani, prima del quartiere, poi della città. Paolo, tornato dalla Siria, decise di fondare una chiesa nella città ionica, e Prisca e Aquila lo aiutarono nella formazione degli adepti. San Paolo ricorda quel periodo nei suoi scambi epistolari. In una lettera, attesta "per salvarmi la vita, essi hanno rischiato la loro testa, ed ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le chiese dei gentili". Tanta era la gratitudine e l'affetto verso la coppia, che l'Apostolo, ormai anziano e vicino alla morte, prega Timoteo di "salutare i suoi amici Aquila e Prisca". 

Quando l'editto di Claudio cessò, la coppia decise di tornare a Roma. Anche lì continuarono il loro lavoro di tessitori e missionari, radunando intorno a se i cristiani della città. Non si sa niente della loro morte.  C’è chi identifica Priscilla in Prisca, la prima martire donna, decapitata e venerata nell’omonima chiesa sull’Aventino. Altri in Priscilla, titolare delle Catacombe sulla via Salaria. A queste era legata la gens Acilia, in cui alcuni studiosi riconducono il nome di Aquila.

Le reliquie di Aquila sono a Roma, dove la tradizione sostiene sia morto; lo hanno rivendicato come patrono i fabbricanti di tele per tende, naturalmente, ma anche gli architetti. 

Sant'Aquila è patrono della squadra di calcio italiana della Lazio, prima società sportiva a poter vantare un'icona santificale. 

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