All'arrembaggio, Salgari

pubblicato il 26/04/2021 in Arte e Cultura da Emanuele Gulino
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Emanuele Gulino

Tutti pronti, si parte per una nuova avventura! Un'avventura che ci porterà nelle lontane Americhe o nelle lande desolate della Siberia, nel selvaggio West o nella vergine Africa, nell'esotica India o nell'inesplorata Australia. Tutti viaggi possibili (anche di questi tempi) e tutti gratuiti o quasi. Serve solo un elemento fondamentale affincé questi viaggi si possano realizzare... la fantasia! La fantasia è il componente principale di tutte le avventure scritte nei romanzi di Emilio Salgari, che ieri, 25 aprile, si sono ricordati i 110 anni dalla sua scomparsa. Parlare di Emilio Salgari ci fa venire in mente l'eroe Sandokan o il Corsaro Nero, eroi che hanno avuto fortune televisve e cinematografiche. Ma Salgari è tante cose. Spesso identificato come "semplice" scrittore di romanzi per ragazzi, in realtà l'autore veronese abbraccia diversi campi della letteratura. I suoi romanzi, come anticipato, parlano di avventure ambientate in paesi esotici che nell'Italia umbertina, epoca in cui visse Salgari, costituivano un fascino e alimentavano una curiosità di "nuovo" pronta a saziare gli appettiti di rinnovamento letterario. Ma chi era Emilio Salgari? Nasce il 21 agosto 1862 a Verona, sotto il segno del Leone, sogna di diventare marinaio, di solcare mari inesplorati, tanto che si iscrisse presso l'istituto tecnico e nautico Paolo Sarpi di Venezia, tuttavia senza riuscire a diventare capitano di marina come auspicava e abbandonati gli studi, torna a Verona per dedicarsi all'attività di giornalista. Inizia a pubblicare alcuni racconti e romanzi e uno dei suoi capolavori, Le tigri di Mompracem, primo romanzo della serie dedicata al personaggio Sandokan, che contribuisce a far crescere la sua notorietà come scrittore di romanzi d'avventura pur non ritrovando un grandissimo riscontro economico. Nel frattempo conosce e sposa Ida Peruzzi, attrice di teatro che gli da 4 figli: Fatima, Nadir, Romero e Omar. L'attività letteraria diventa sempre più intensa ma per via di contratti poco chiari, Salgari scrive e lavora assiduamente ma non riceve i giusti compensi economici. Molto spesso è costretto a pubblicare romanzi utilizzando pseudonimi per arginare le clausole contrattuali di esclusività, pur non riuscendo a guadagnare cifre dignitose per mantenere la propria famiglia. Nel 1900 si trasferisce a Torino, vicino la Biblioteca Civica, dove trova facile reperire il materiale per trarre spunto per i suoi romanzi, perché i suoi scritti non sono limitati alla semplice narrazione di un'avventura in paesi esotici, all'interno si trovano nozioni di Storia locale, descrizioni di flora e fauna, usi e costumi dei popoli indigeni. Il tema principale dei romanzi salgariani è quasi sempre la lotta del debole contro la prepotenza del forte, il più delle volte un nobile eroe cerca di ribellarsi o vendicarsi dei soprusi subiti da parte dell'oppressore (perlopiù colonizzatore) il tutto condito da cacce ad animali sconosciuti, lotte con la fame e la sete, contro il caldo o il freddo, con tradimenti e cattiverie, con piani oscuri e rivolte segrete. Questo è Salgari, una fonte di sapere con maestria descrittiva fuori dal comune. Ma quanti viaggi e traversate compì Salgari? La grandezza di questo scrittore sta proprio nel fatto che sebbene le sue descrizioni di popoli e luoghi siano quasi maniacali, descrizioni che solo un testimone diretto avrebbe potuto fornire, lo scrittore veronese non si mosse mai da Torino, e il tutto veniva attinto esclusivamente da attente ricerche e consultazioni di materiale e appunti redatti da altri, veri, viaggiatori. Il successo non manca ma i guadagni sì, e dopo anni di attività frenetica dedicata alla scrittura (oltre 80 romanzi e svariati racconti) e alla ricerca, Salgari inizia a soffrire di depressione, esaurimento nervoso e periodi di crisi esitenziale. Tenta una prima volta il suicidio, salvato in tempo dalla figlia Fatima, la tristezza cresce ancora di più quando la moglie Ida viene rinchiusa in manicomio per non uscire più, fin quando il 25 aprile 1911, Emilio Salgari si toglie la vita con un rasoio tagliandosi le vene dopo aver lasciato due lettere: una per i suoi editori accusandoli di essersi arricchiti con la sua pelle lasciandolo in una situazione di semipovertà e una per i figli scusandosi e definendosi un "vinto". Con questo gesto, l'Italia perse il più grande scrittore di romanzi d'avventura che abbia mai avuto, ma ciò non bastò a cancellarne la memoria che è ancora viva nei nostri cuori di sognatori, perché Emilio Salgari è stato un grande costruttore di Italiani. Tra i suoi lavori vanno ricordati Le tigri di Mompracem; Il Corsaro Nero; La favorita del Madhi; Cartagine in fiamme; Le figlie dei Faraoni; Attraverso l'Atlantico in Pallone; Una sfida al Polo; Gli orrori della Siberia; I drammi della schiavitù; Le meraviglie del 2000; Sulle frontiere del Far-West.

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