100 anni di Nino

pubblicato il 22/03/2021 in Arte e Cultura da Emanuele Gulino
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Emanuele Gulino

Risale ad oggi, 22 marzo 2021, il centesimo compleanno di Nino Manfredi, l'attore ciociaro più tricolore che ci sia. Nino, romano d'adozione, nasce a Castro dei Volsci da una famiglia di contadini che pochi anni dopo la nascita dell'artista si trasferisce nella Capitale. L'indimenticabile artista è il primogenito della famiglia e inizia a combinarne di tutti i colori: fugge dal collegio religioso in cui è stato iscritto da semiconvittore, cresce in sanatorio e qui, grazie a un'esibizione della compagnia teatrale di De Sica, si innamora della recitazione. Una volta cresciuto, si iscrive all'università, ma la sera recita in un teatrino parrocchiale, nel frattempo la Guerra finisce e oltre all'università si iscrive all'accademia d'arte drammatica. Presso l'accademia conosce Orazio Costa, riesce a stento a laurearsi in legge, debutta in teatro con Tino Buazzelli nella compagnia Maltagliati-Gassman, esordendo con ruoli drammatici di autori contemporanei. Successivamente, si iscrive alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler e poi ancora Roma, con Eduardo De Filippo. Siamo negli anni '50 e, dopo una lunga gavetta dove forgia la sua duttilità d'interprete, con gli amici Paolo Ferrari e Gianni Bonagura lavora in radio con siparietti che oscillano tra il varietà e la commedia musicale (sapendo anche sia cantare che suonare). Alla fine del decennio si impone al Teatro Sistina con "Un trapezio per Lisistrata" e poi il successo nel '62 con "Rugantino". Il Teatro rimarrà il suo primo amore ma è il Cinema la sua vera casa iniziando fin dalla fine degli anni '40 con piccole commedie regionali. Oltre all'ascesa al successo è sempre nella metà degli anni '50 che si sposa con l'adorata Erminia Ferrari (all'epoca indossatrice) che gli darà tre figli e sarà la sua compagna fino alla fine. Intanto i tempi cambiano e il Cinema sta abbandonando il neoralismo per dedicarsi a storie che rappresentano più la vita quotidiana, e a Cinecittà, Nino Manfredi, continua a formarsi come attore in svariate interpretazioni sviluppando una serie di caratteri che conquistano lo spettatore: il provinciale timido, il contadino astuto, il piccolo borghese in cerca di fortuna, il giovane e impacciato spasimante. Ancora gli anni '50 con la televisione e "Canzonissima" di Antonello Falqui, e vari turni di doppiaggio. Grazie alla notorietà acquisita con la televisione partecipa al film "Audace colpo dei soli ignoti" (Nanni Loy, 1959). Gli anni '60 sono in discesa per Nino Manfredi che diventa sempre più popolare nella commedia all'italiana. Sono da ricordare "Anni ruggenti" (1962) a "Nell'anno del Signore" (1969, collaborazioni con Dino Risi ("Straziami, ma di baci saziami") o Ettore Scola ("Riusciranno i nostri eroi"). Negli anni '70 l'attore diventa anche regista e mette in mostra tutte le sue maschere: il "mostro" Girolimoni per Damiano Damiani; l'emigrante di "Pane e cioccolata" per Franco Brusati, il baraccato di "Brutti, sporchi e cattivi" ancora con Scola, il prete di "In nome del Papa Re" con Luigi Magni. Di quegli anni anche l'autobiografico "Per grazia ricevuta" nel 1971. Gli anni '70 sono gli stessi anni in cui interpreta uno dei suoi personaggi più riusciti: con Luigi Comencini dà vita ad uno straordinario Geppetto per la versione televisiva di "Pinocchio" (1972). L'avventura televisiva continua a gonfie vele e riesce a diventare anche cantante portando nella hit parade "Tanto pe'cantà", e poi un'esibizione a Sanremo; Dagli anni '80 la sua carriera cambia ancora: torna al teatro con un paio di spettacoli da lui stesso scritti e diretti, lo si vede come attore di pubblicità di una marca di caffè. Una delle ultime apparizioni risale al 2003 con "La fine di un mistero" con la regia di Miguel Hermoso che gli vale le lodi della critica e il Premio Bianchi alla mostra di Venezia. Alla fine delle riprese un ictus lo colpisce e lo riduce quasi in fin di vita, dopo il susseguisi di miglioramenti e ricadute, Nino Manfredi muore a 83 anni il 4 giugno del 2004. Nel 2017 la Rai, con la regia del figlio Luca, gli ha dedicato un film per la tv con Elio Germano: "In arte Nino" ambientato negli anni della formazione, tra il 1939 e il 1959. Con l'interpretazione di Germano si è riuscito ad omaggiare un artista che ha contribuito alla grande "Commedia all'italiana" e che è entrato, di diritto, negli "indimenticabili" del nostro cinema.

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